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Se gli artisti e le opere perdono forza e centralità emergono tutti questi giochi di potere dove io aiuto te e tu aiuterai me, tanto la qualità è appiattita e conformata. La risposta deve nascere da una riflessione sul lingiaggio dell'arte. Cosa potrebbe succedere se alla prima mostra di bellini a rivoli arrivano 200 pizze? Per fare un esempio stupido.
sono senza parole, non per Bellini che comunque è una nullità, ma perchè è stato ignorato il sistema democratico. Una nomina così doveva essere fatta con un concorso, non attribuita politicamente come i padiglione italia.
se arrivano le pizze? al massimo se le mangiano e risparmiano anche sul buffet...
Caro Luca ma ti sembra un operazione interessante mandare pizze alle inaugurazioni? e hai anche il coraggio di criticare gli altri?
ahahah. Caro Grossi, vai ad una mostra rassicurante di un giovane artista omologato allora...così ti compiace e ti fa capire quanto sei colto e raffinato perchè apprezzi cose colte e raffinate...Le pizze sono la cosa più lontana da te...e forse la cosa più utile per te....
hai ragione Luca Rossi sono con te.... le pizze sono buone e molto "critiche" tu sì che riuscirai a cambiare il mondo a renderlo migliore...
Sul quotidiano La Stampa sono apparsi in questi giorni alcuni articoli sui timori di critici e galleristi per il "vuoto" creatosi al vertice del Museo d'arte contemporanea Castello di Rivoli.
Intervengono, interrogati sulla questine dal giornalista Rocco Moliterni, Bonito Oliva, Fuchs, il gallerista Artiaco, l'immancabile Bonami (che malgrado la fuga a Ellis Island non manca mai di dire la sua su tutto ciò che nell'arte accade in Italia, grazie alla sua collaborazioni con Torino e Venezia), e infine l'assessore Gianni Oliva.
Negli articoli (di oggi il pezzo sulla scelta di Minoli come presidente della Fondazione che gestisce il museo, mentre si parla di Bellini come direttore) non compare alcun artista.
Unicamente Gianni Oliva accenna, in risposta alle critiche, alla necessità di una maggiore apertura di quest'istituzione verso giovani artisti e in direzione di un "rinnovamento nella continuità" (mostre prodotte dal museo e non acquistate altrove, attività didattica ecc...).
Sembra che la gestione del Castello di Rivoli riguardi esclusivamente la critica d'arte, i galleristi, la politica.
Che ruolo hanno gli artisti entro questo quadro? Silenziosi spettatori, sembra.
Mi voglio inserire in tale rumoroso silenzio con alcune brevi considerazioni.
Credo, dal mio punto di vista di artista visivo, sia necessario, per il nuovo direttore, un lavoro retrospettivo di chiarimento.
Giustissimo spostare l'attività di uno spazio che si occupa di contemporaneità verso l'attualità: troppo spesso le istituzioni del contemporaneo - quando sono intese in senso rigidamente museale - divengono alibi per non innovare, per non fare ricerca autentica ed anzi, arrivano a trasformarsi quasi in roccaforti dove consolidare posizioni acquisite e avversare il vero nuovo; un museo dell'arte contemporanea deve sempre essere anche un po' Kunsthalle ed il rischi sono, diversamente a quanto sostiene Bonami, non tanto di creare doppioni, ma casomai favorire sacche morte, improduttive e conservatrici, poco più che trampolini utili alla carriera internazionale dei critici.
C'è inoltre da chiarire un punto molto importante, e cioè qual'è stata la metodologia attuata dalla direzione di Carolyn Christov-Bakargiev nella scelta dei nomi esposti.
Mi risulta che il Castello di Rivoli compaia in quel circuito che "promuove" (su questo punto il loro website non è chiaro) gli artisti di Italian Area, database milanese diretto da un comitato di quattro critici.
http://www.italianarea.it/index_file...ata/museo.html)
Che spazio è stato dato da Rivoli (finanziato dalla Regione per due terzi) agli artisti non presenti in Italian Area (e a quelli presenti)?
Perché Rivoli "promuove" Italian Area?
http://tranqui2.blogspot.com/
chi se ne frega di Rivoli, chi se ne frega di Italian Area? monopolizzano gli spazi ma non hanno un'idea che sia una...finiranno per essere dimenticati, la storia dell'arte lo insegna, senza dialettica non esite creazione, sono auto referenti e servi senz'anima di un sistema che gli lascia solo le briciole..sono anni che non riescono ad imporre un artista sulla scena internazionale, giusto in via farini e in zona ventura fanno gli spavaldi...ma ormai non incantano più nessuno
Senti Morimura ecchissenefrega di qua ecchisenefrega di là ma ke film stai girando te Totò a Rivoli? Ma ki è ù figghiu della foto qui sopra un escort della serie Uomini e Donne TV tipo il Costantino (degli antigui trombadores?). Uffi!
Schizzi a parte, la fazienda è serizzima.
Lo dico a e agli altri: non schizziamo e leggetevi TRANQUI2!
il tuo blog l'ho letto e insisto, e chi se ne frega? ma mi dici un solo artista che siano riusciti a imporre sulla scena dell'arte internazionale? il modello mafioso che hanno implementato li ha portati ad affermarsi in un quartiere al massimo...come si chiama un quartiere chiuso? un ghetto...e lasciamoli nel ghetto ad autocelebrarsi mentre noi cerchiamo di conquistare il mondo, francamente la trovo un'aspirazione più alta e più interessante...
Le ragioni per chiedere una corretta gestione delle istituzioni d'arte e apportare il nostro contributo di artisti alla discussione sono molteplici: non capisco perché un artista di talento sia costretto a trasferirsi all'estero quando qui gli spazi ci sono; istituzioni pubbliche hanno il dovere di restituire al pubblico un'informazione corretta.
Alcune lobby stanno manipolando il corso attuale dell'arte italiana, non è il quartierino di cui parli tu. Tuttavia questa rimane un'affermazione vaga finché non si entra nel merito delle questioni; bisogna, oltre a criticare, cercare di proporre un modello alternativo.
Nel mio lavoro - e nel blog TRANQUI2 - ho cercato di fare anche questo. La sfida è teorica: individuare i loro limiti e proporre soluzioni. E' evidente che ho pagato di persona, per questo. Il mio lavoro di artista potrebbe essere completamente diverso. Non ho percorso i consueti passaggi richiesti ad un artista veneziano ma invece ho cercato di operare, fino ad ora, nell'underground e in un'ottica d'indipendenza. Non senza successi. Recentemente una mia opera è entrata nelle collezioni di un museo francese.