Dieci anni sono passati da quell’agosto 2005 che aveva visto rovesciarsi sulla Louisiana, e sulla città di New Orleans, la più grande tempesta che si fosse mai visto. Innumerevoli vittime, una città rimasta allagata per settimane, un cataclisma per l’economia della regione che ha lasciato strascichi tutt’ora evidenti, con alcune aree della città ancora abbandonate.
Si può “festeggiare” la tragedia? Non è esattamente quello che sta facendo il New Orleans Museum of Art (NOMA), che ha deciso però di mettere insieme un commovento omaggio di un gruppo di artisti che hanno lavorato su Katrina, in senso metaforico. Niente alberi rovesciati, allagamenti o residenti sfollati: Russel Lord, curatore della mostra, ha chiesto agli artisti di lavorare su quello che è il concetto di “tragedia personale”, anche pensando all’11 settembre. Il risultato è una mostra che fa i conti con i temi del tempo, della memoria, perdita, e la trasformazione.
E allora c’è Willie Birch ha fatto i calchi in bronzo delle strutture temporanee costruite dai gamberi (a loro volta sfollati dalle inondazioni) che hanno cominciato a comparire nel suo cortile di New Orleans, oppure Alba DeDeaux, che con una serie di sculture in resina ha lavorato sui vari livelli di piena che hanno devastato i quartieri della città, ancora visibili sui muri e qui appoggiati accanto alle opere della collezione permanente (foto sopra), mentre le fotografie subacque di Isabelle Hayeur utilizzano la linea di galleggiamento come motivo centrale per esplorare la crescente minaccia dell’acqua che molte città devono affrontare.
Insomma, “Ten Years Gone” per ricordare, ma non solo. Anche per prendere le distanze e realizzare un sondaggio con i visitatori della mostra per mettere in chiaro domande più ampie rispetto al futuro di una città al di sotto del livello del mare. E che tra altre ancora si chiede: che cosa può essere realizzato, e cosa è stato fatto, in dieci anni?