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Che faccia hanno gli spazi indipendenti? Ritratto di Rose Bouquet tra squash e sneakers, in Marsellèria

di - 22 Novembre 2017
Che senso ha aprire un project space dedicato all’arte contemporanea in una città come Milano? E cosa cambia a Londra? Quali sono le responsabilità e le possibilità di uno spazio indipendente? Queste sono le prime domande che animano Rose Bouquet, l’incontro-esposizione di 12 tra spazi e progetti artistici attivi tra Londra e Milano, ospitati alla Marsèlleria dal 16 al 26 novembre. L’incontro è organizzato da Carolina Ongaro, una delle tre fondatrici dello spazio inglese Jupiter Woods e da Andrea Magnani di Siliqoon, realtà milanese che si definisce etichetta artistica e agenzia creativa, oltre a essere autrice dei Trigger Parties nello spazio di via privata Rezia 2.
Le realtà milanesi che partecipano a Rose Bouquet sono: Current, Fanta, Gasconade, Idioletta, Mega, Tile, Siliqoon, 77. Da Londra, Jupiter Woods, Almanac, Auto Italia, Clearview.
Quando si parla di progetti artistici indipendenti, si parla di visioni coraggiose dalle soluzioni, spesso, atipiche. Si definiscono sistemi small scale e, dalla loro, hanno la libertà di sperimentare a ogni livello, sovvertendo le regole consuete del sistema del contemporaneo senza particolari limiti di comprensione, diffusione, seguito. Dall’altra parte, quindi, le realtà indipendenti vivono di risorse private, godono di minore visibilità e difficilmente trovano riconoscimento nel panorama artistico mainstream. In fondo, riempire una grande stanza di artisti in carriera o una piccola stanza di artisti ancora sconosciuti può sembrare non così diverso ma quando l’attenzione è rivolta al processo di produzione, alle pratiche collaborative, alla ricerca di nuovi metodi di supporto agli artisti e alla diffusione dell’arte nella vita quotidiana, tutto cambia. L’appuntamento in Marsèlleria è un ritratto collettivo, come a dire che l’identità di questi spazi è fatta dalle personalità che li fondano. Cosa pensano, come ragionano, che lavoro fanno? In Rose Bouquet ogni organizzazione si è presentata con un autoritratto ma non aspettatevi una galleria di foto: il volto di Fanta Spazio è una stanza nera dove giocare a squash, Clearview si presenta con un paio di sneakers avvolte da i propri calzini mentre i protagonisti di Siliqoon compilano una scheda descrivendo i propri poteri e le virtù come in un gioco di ruolo. Ma non è solo l’esposizione che si compone il quadro. Raccontarsi, infatti, è stato semplicemente un punto di partenza per il confronto tra le diverse realtà che si è tenuto sotto forma di workshop l’11 e il 12 novembre. Quello che vedrete in mostra sono allora i risultati di questo innesco: un diario di bordo, le tracce dei tavoli di lavoro e di un dialogo per riconoscere le difficoltà comuni, attivare nuovi scambi di idee e soprattutto creare nuove interazioni. (Roberta Palma)

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