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Chi è lo spettatore? A Palazzo Calchi Taeggi di Milano, il teatro immersivo di Roseline

di - 23 Maggio 2018
Nel pieno centro di Milano, a pochi passi da Crocetta, va in scena un teatro senza palcoscenico e senza spettatori. O meglio, varcato il cancello, abbandonate le borse e sigillati i telefonini, indossiamo una mantella blu con cappuccio, oltrepassiamo le tende e diventiamo tutti fantasmi nel mondo di Roseline. Sono circa 100, ogni sera, gli spettatori/spettri che si aggirano celati nei loro cappucci.
Possiamo curiosare, andare in giro indisturbati negli oltre 3mila metri quadrati del palazzo, toccare gli oggetti e interagire con gli attori. Entriamo senza sapere cosa aspettarci e usciamo con lo smarrimento di esserci lasciati sfuggire qualcosa, tra le mura di Roseline: non è importante capire o vedere tutto ciò che accade; la drammaturgia c’è ma non importa seguirla, è lei che arriva quasi all’improvviso, mentre si curiosa in un vecchio armadio. Gli attori, tutti inglesi, si aggirano per il palazzo ascoltando i rumori e interpretando i loro ruoli, senza curarsi che qualcuno li stia guardando. Ogni stanza è un luogo diverso, curato fin nei più piccoli dettagli: un bagno dove il pavimento è diventato il soffitto, una biblioteca in disordine, un laghetto di acqua, fango e ghiaia che invade una stanza, e ancora rami secchi, tronchi, rose piantate nella terra e nascoste negli armadi, letti consunti e divani dalle fodere lise, vecchi baldacchini e tinelli in ceramica, fino alla stanza del trono con grandi poltrone color ocra.
Fino a domenica, 3 giugno, le grandi sale vuote di Palazzo Calchi Taeggi in Corso di Porta Vigentina diventano scenario di Roseline, un esperimento di teatro immersivo. Questo gioco, che riprende il concetto di Sleep no more, in scena dal 2011 al McKritik Hotel di Chelsea, a New York, è nato da un’idea di Paolo Sacerdoti che, con la casa di produzione Pulsarts, ha trasformato gli spazi del palazzo nella location di una rivisitazione in chiave dark dell’Amleto. Anche il comune di Milano ha appoggiato l’iniziativa: «una bella occasione di recupero temporaneo di uno spazio non utilizzato mettendo insieme cultura e socialità», dice Fabio Arrigoni, presidente del Municipio 1. Chissà se, come nel caso newyorkese, anche quest’esperienza potrà diventare perenne. (Giulia Alonzo)

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