Genti Korini, A Place in the Sun (still), 2026. Three-channel video installation. Courtesy of the artist
Alla 61ma Biennale d’Arte di Venezia, che aprirà al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026, l’Albania presenterà A Place in the Sun (Un posto al sole), un’installazione video a tre canali dell’artista Genti Korini, curata dalla critica e curatrice polacca Małgorzata Ludwisiak. Incentrato sulla storia contemporanea albanese, sul rapporto con l’Unione Sovietica e con le proiezioni ideologiche che hanno segnato il Novecento, il progetto è stato commissionato dal Ministero del Turismo, della Cultura e dello Sport dell’Albania e selezionato da una giuria internazionale tra 17 candidature. Annunciando la partecipazione, il ministro Blendi Gonxhja ha sottolineato la solidità concettuale e la precisione visiva della proposta, che intreccia ricerca d’archivio, folklore e immaginazione.
Nato a Tirana nel 1979, Korini lavora tra pittura, immagine in movimento, fotografia e oggetti, interrogando le eredità della modernità, del modernismo, del post-comunismo e del presente neoliberista. Dopo gli studi a Cluj-Napoca e a Tirana, è stato cofondatore dello spazio indipendente Bazament e ha esposto in numerose sedi internazionali. Tra i progetti più recenti, il film Spider’s Envy, presentato a Manifesta 14 (Pristina, 2022), ambientato in una rovina modernista e costruito come dialogo tra passato comunista e presente, già evidenziava la sua strategia di muoversi tra documento e finzione poetica.
Il padiglione veneziano, che ha sede nel complesso delle Sale d’Armi dell’Arsenale, prosegue la sua riflessione sulle identità culturali e sulle tensioni tra realtà e rappresentazione. Al centro progetto vi sarà un’installazione in cui recitazione dal vivo, teatro di marionette, animazione e una partitura sonora originale convergeranno in una sorta di teatro fittizio costruito in Zaum, linguaggio “trasmentale” sviluppato dai poeti futuristi russi all’inizio del XX secolo. Concepite come “lingua pura”, priva di grammatica e sintassi, le parole dello Zaum diventano per Korini uno strumento per portare lo spettatore ai limiti del linguaggio e oltre la comunicazione ordinaria, aprendo uno spazio in cui il senso può essere ricostruito da capo.
Il punto di partenza storico è il numero del 1916 della rivista d’avanguardia Bloodless Murder, pubblicata a Petrograd. In quel contesto, l’Albania veniva rappresentata attraverso un filtro esotizzante e orientalista, come frontiera romantica e al tempo stesso palcoscenico di gerarchie civilizzatrici. Korini rilegge quel materiale editoriale come sintomo di uno sguardo coloniale che rivela più le ansie dell’osservatore che le vicende del Paese osservato. A Place in the Sun si muove così su un doppio registro: da un lato l’Albania come luogo costantemente definito da proiezioni esterne e interne, dall’altro un territorio che diventa espressione poetica di culture invisibili, lingue minoritarie e identità in transizione.
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