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Ciò che è in basso, poi va in alto. Il progetto Semina continua con Fabrizio Bellomo

di - 29 Gennaio 2018
La Chiesa di Sant’Andrea a Palagianello, Comune di poco meno di 8mila abitanti in Provincia di Taranto, risale al periodo altomedievale, venne ampliata in età bizantina e il suo impianto architettonico è stato rimaneggiato più volte, nel corso del tempo. E intanto, è cambiato anche il paesaggio tutto intorno alla Chiesa che, una volta, era ipogea, scavata nella pietra, mentre adesso, per vederla, dobbiamo alzare molto lo sguardo. Non è successo all’improvviso e in realtà non si tratta di uno strano caso di innalzamento di un edificio, quanto di drastico abbassamento del terreno circostante, a causa dell’apertura di una cava di tufo, che ha provocato anche la distruzione dell’antico insediamento sviluppatosi di presso.
In questo luogo in cui l’azione antropica e il flusso naturale hanno instaurato una relazione forse conflittuale, sicuramente dinamica, è intervenuto Fabrizio Bellomo, per Semina_Fragile, sezione a cura di Lilia Carucci e dedicata all’arte contemporanea, nell’ambito di Semina, progetto di riqualificazione del paesaggio portato avanti dall’associazione Bocche del Vento e vincitore dell’edizione 2016 del Bando Funder35. Domenica, 28 gennaio, Bellomo ha presentato Franchino, una rilettura della  relazione stratificata tra architettura, natura e storia.
«Data la situazione: il vecchio e ampio portone monumentale di ingresso alla chiesa è divenuto una sorta di finestra che affaccia sulla gravina. Murato per metà con dei conci di tufo presumibilmente da lì attorno estratti. Proprio facendo base su questi conci è stato realizzato uno stendino in ferro; uno di quei semplici e comunissimi artefatti presenti sui balconi di tantissime abitazioni moderne. Realizzato fissando ai conci due profili di ferro a L, e con dei fili di plastica a collegarli. Su questi, dei panni appesi; stesi ad asciugare. Così tale luogo inanimato e non frequentato, sorge all’interno di una proprietà privata semi abbandonata, ritorna a emettere sprazzi di qualche presenza umana. I panni stesi, nel tempo sventoleranno e cadranno, ne verranno stesi degli altri, come da accordo. Il nome dell’installazione prende spunto da un uomo che non ho conosciuto: Franchino da anni pare abiti qualche casa-grotta nella zona bassa della gravina. A lui, in parte, è dedicato questo progetto», ha spiegato l’artista nato a Bari nel 1982 e già impegnato in un’operazione di indagine del paesaggio pugliese per il suo progetto Villaggio Cavatrulli.
Sempre nell’ambito della sezione dedicata all’arte contemporanea, sono previsti anche gli interventi di Emilio Fantin e Gianluca Marinelli, mentre già hanno “seminato” le loro parole, le loro immagini e i gesti, il poeta Franco Arminio, il fotografo Andrea Semplici e il regista Gianluigi Gherzi.

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