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Come percepiamo la realtà? Prova a rispondere una mostra alla NContemporary di Milano

di - 3 Ottobre 2018
L’arte, la fotografia e il loro rapporto, sono il centro d’interesse di “How do we perceive reality?”, mostra visitabile alla galleria NContemporary di Milano fino al 20 ottobre. Tre artisti stranieri, Raluca Andreea Hartea dalla Romania, Tom Lovelace e Jonny Briggs dal Regno Unito, si sono presentati nei due piani del white cube, anzi, grazie alla luce scarsa, meglio chiamarlo cubo grigio. Nel tempo della post-verità, tema al quale si riferisce la mostra – alzi la mano chi non ci si è mai riferito – gli artisti hanno cercato di capire quali sono i rapporti tra l’arte e la percezione della realtà.
Guardando un video di Raluca Andreea Hartea su TEDx, capiamo di avere di fronte una persona che esprime un profondo interesse sul colore, sia da un punto di vista analitico che sensoriale. Quando parla dell’insegnante con il rossetto rosso fuoco della sua scuola primaria o quando dice «il colore è innocuo ma potente», si capisce che è una persona affascinata dai rapporti tra psicoanalisi, psicofisiologia dell’immagine e del colore. Peccato che, visitando la mostra, non si riesca a cogliere tutto ciò. Le immagini nascoste dietro il vetro e coperte dal buio dell’interno della galleria, non raggiungono nemmeno la metà del potenziale della persona che si trova dietro ai lavori.
Tom Lovelace porta da NContemporary due progetti. Il primo creato nel 2012, durante una residenza a Spoleto, e l’altro inedito, dalla serie In preparation, realizzato appositamente nella galleria. L’artista si interroga sulla percezione dello spazio fisico e degli oggetti che ci circondano, cercando di rendere il destinatario consapevole della gamma di modi in cui essi ci si possono presentare.
Jonny Briggs lavora su un fatto di cronaca, analizzando gli scandali degli abusi sui minori perpetuati nell’isola di Jersey dal 1945 e sistematicamente nascosti dalle autorità locali. Unpalatable Truth prende il titolo dalla dichiarazione di uno dei politici che ha scoperto i casi di abuso, nascosti per evitare di affrontare il problema. Gli scatti presentati in mostra sono stati realizzati per la prima volta all’interno della caserma di polizia e questo tipo di ricerche, per Briggs, non sono inusuali. Anzi, come scrive nel suo statement: «Alla ricerca di parti perdute della mia infanzia provo a pensare al di fuori della realtà in cui sono stato educato cercando di crearne di nuove. Uso la fotografia per esplorare la mia relazione con l’inganno, la realtà costruita della famiglia mettendo in discussione i confini tra i miei genitori e me».
Allora, How do we perceive reality? A questa domanda attraente e davvero ampia, i curatori sono stati bravi a scegliere chi far rispondere e gli artisti sono stati bravi a farlo. Manca solo un ulteriore passo, per far percepire la ricerca anche al visitatore che, invece, è rimasto carente di informazioni, forse tenuto poco in considerazione. (Dobrosława Nowak)

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