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Come ti porto il contemporaneo in Salento. Francesco Petrucci ci parla di Capo d’Arte |

di - 25 Luglio 2018
Per qualche misterioso motivo, le opere d’arte stanno bene ovunque, si adattano agli spazi di un museo, di un salotto, di un complesso industriale abbandonato. Ma che te ne fai di un monolocale berlinese, quando hai un’alta insenatura rocciosa affacciata sulla punta estrema del Salento, circondata da grotte marine e per di più è anche estate? Questa è Gagliano del Capo e, in fondo, è tutto quello che ti serve. E infatti, più che sfondo ideale da cartolina, questa meraviglia diventa l’elemento caratterizzante di Capo d’Arte, manifestazione promossa dall’omonima associazione che sostiene la diffusione della rete del contemporaneo sul territorio locale, invitando artisti a realizzare i propri progetti, estendendo relazioni e accendendo interessi. L’edizione 2018, la nona, sarà inaugurata il 28 luglio, è diretta, per il quinto anno consecutivo, da Massimo Torrigiani e vedrà la partecipazione di Lorenzo Vitturi, Eric Baudelaire e David Douard. Ce ne parla Francesco Petrucci, fondatore di Capo d’Arte, che dirige insieme a Francesca Bonomo.
Una missione coraggiosa e ambiziosa per Capo d’Arte: promuovere la diffusione dell’arte in Salento, riconsiderando la centralità di una zona altrimenti laterale rispetto ai centri nevralgici del contemporaneo. Come mai tale scelta? Quali sono le peculiarità del vostro approccio?
«Portare artisti ed esperienze importanti in un luogo lontano dal mondo dell’arte contemporanea, con progetti capaci di avvicinare il pubblico più ampio possibile, senza rinunciare a sottigliezze formali e concettuali, con una qualità di esecuzione di standard internazionale. Insieme all’idea di fare incontrare a Gagliano il mondo cosmopolita e interessato all’arte che gravita e vive in Salento. In sintesi, l’approccio di Capo d’Arte è questo. La nostra è una zona decentrata rispetto al sistema dell’arte, ma è culturalmente centrale nel Mediterraneo. Un luogo essenziale per guardare e pensare al presente. Non c’è un artista che non sia felice di venire a lavorare qui».
L’associazione Capo d’Arte è attiva dal 2009 e ha portato a Gagliano del capo artisti come, tra gli altri, Luigi Presicce, Francesco Arena, Kader Attia, Adrian Paci, Michelangelo Pistoletto e Sislej Xhafa. Quest’anno Lorenzo Vitturi presenterà Solo lo stupore conosce, una scultura permanente, nella Villetta di via Roma. Di cosa si tratta? È l’inizio di un nuovo dialogo con Gagliano del Capo?
«Ci auguriamo di sì. Il Comune finora ha sostenuto le nostre iniziative e l’idea di lavorare negli spazi pubblici alla Giunta piace. Vediamo. L’opera di Vitturi è la sua prima scultura in ferro, una nostra produzione, a cura da Massimo Torrigiani, che da cinque anni lavora con Francesca Bonomo e con me. Solo lo stupore conosce, prende vita da un elemento di arredo urbano spoglio di qualunque valore funzionale, un palo all’interno della “Villetta” di Via Roma, di fronte agli uffici comunali. L’oggetto ha catturato l’attenzione di Vitturi. La sua opera si fonda sempre nella raccolta e rielaborazione di cose, segni e materiali dei luoghi in cui lavora, ai quali restituisce nuova vita, attraverso l’accostamento, per analogia e contrasti, di elementi provenienti dall’artigianato locale, dalle tradizioni popolari, dalla quotidianità. In questa occasione, ha attorniato il palo di elementi dalle forme ludiche, tanto da dotarlo anche di un canestro per giocare a basket, e dai colori accesi – frutto delle suggestioni del suo viaggio in Salento per Capo d’Arte, ma anche dai suoi recenti viaggi in Venezuela e a Venezia, dove è nato».
In programma, a Palazzo Daniele, anche “Prove e Motivi” una mostra video-installativa, frutto della collaborazione tra Éric Baudelaire e David Douard, nell’ambito delle residenze 2017-18 di Villa Medici. Cosa vedremo?
«Dal 2016 Villa Medici ci chiede di scegliere due artisti in residenza a Roma e di ospitarli a Gagliano per realizzare un progetto originale. Baudelaire e Douard hanno trascorso qui alcune settimane nel mese di Aprile. Perlustrando il Salento, sono stati colpiti da alcuni uliveti affetti dalla Xylella Fastidiosa. Così è iniziato un percorso di ricerca, proseguito in laboratori di tessitura artigianale ad Alessano e a Castrignano, Leuca e Gagliano. La mostra si apre con una scultura e prosegue con due video e una diffusione sonora frutto delle riprese e registrazioni ambientali effettuate in quel periodo».
In alto: Francesco Petrucci, photo Andrea Wyner

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