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Cosa resta di Oreste. Tre giorni di talk nella sede di Lac o Le Mon, a San Cesario di Lecce

di - 4 Settembre 2018
Sono passati diciassette anni da quando ne venne dichiarato il decesso e, adesso, per il Progetto Oreste è arrivato il momento di raccontarsi. Nato nel 1997 e scomparso nel 2001, il Progetto Oreste non era un gruppo, un collettivo, un partito o un’associazione, non perseguiva un obiettivo, piuttosto si configurava come «un insieme variabile di persone», non produceva opere ma attivava relazioni. E di tutto ciò che è rimasto e delle ramificazione che potrebbero ancora svilupparsi, se ne parlerà in occasione di “Fare rete e comunità. Vita, morte e post-mortem di Oreste”, a cura di Giuliana Benassi, Serena Carbone e Luca Cinquemani. Una tre giorni, dal 6 all’8 settembre, di talk, incontri e performance, per significare, ascoltare e fare, nella sede della fondazione Lac o Le Mon, a San Cesario di Lecce.
Cosa faceva Oreste? Chi era? Oreste era nessuno e centosettanta artisti, curatori e studiosi, quelli che compaiono nell’indirizzario ufficiale del catalogo della 48ma Biennale del 1999, curata da Harald Szeemann. Tra questi, Cesare Pietroiusti, Emilio Fantin, Giancarlo Norese, Luca Vitone, Luigi Negro, Salvatore Falci, Eva Marisaldi, Fabrizio Basso, Stefano Arienti, Pino Boresta, Caroline Bachmann, Lorenzo Benedetti, Carla Accardi, Gea Casolaro, Gabi Scardi, Alessandra Pioselli, Carolyn Christov-Bakargiev, Annalisa Cattani, Pier Luigi Sacco, Paola Di Bello, Silvia Cini, Claudia Losi, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Bartolomeo Pietromarchi, Ottonella Mocellin. Fino alla declinazione net, grazie alla collaborazione con la piattaforma online UnDo.Net, di Vincenzo Chiarandà e Anna Stuart Tovini, che ne ha supportato la diffusione e la connessione con altre realtà. Tutti trovati per caso, se si può chiamare così quell’attitudine che porta le persone a incontrarsi, tutti avvicinati da un certo interesse per il metodo laboratoriale, per le pratiche di condivisione e di relazione, anche se, a mancare nel catalogo, sono proprio Maurizio Cattelan e Vanessa Beecroft, gli unici due artisti italiani citati dall’Estetica Relazionale di Nicolas Bourriaud.
Si inizierà giovedì, 6 settembre, sulle tracce di Oreste, con un confronto tra artisti, curatori, pensatori che parteciparono al progetto. A seguire, una riflessione sul linguaggio e sul modo di intessere relazioni, dopo il turning point dell’internet per tutti. Venerdì, 7 settembre, i promotori di alcune residenze artistiche e chi vi ha partecipato dialogheranno sul contributo che questo metodo di lavoro ha dato alla ricerca artistica. Sabato, 8 settembre, un confronto aperto sul fare comune come momento cruciale del politico, una riflessione multidisciplinare che interrogherà il ruolo della relazione e dell’arte nella creazione politica e bio-politica del comune, con una improvvisazione di Lu Cafausu.

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