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Cosa succede dietro le finestre dei palazzi di Venezia? Luca Barberini ci mostra la meraviglia quotidiana

di - 10 Dicembre 2017
Dal 9 al 31 dicembre, la Galleria Città dell’Arte di Venezia ospiterà la mostra Wunderkammer 9 con al suo interno l’ultimo progetto site specific di Luca Barberini, a cura di Adolfina De Stefani. L’artista, conosciuto per la sua traduzione innovativa del mosaico, ha ideato per l’occasione Calle della Fenice Special Edition Venezia, il cui titolo è chiaro riferimento alla strada in cui la galleria è ubicata, proprio alle spalle del celebre teatro.
Il concept del progetto è nato lo scorso a 2013, a Ravenna, con Via di Roma 136 e si sviluppa attraverso la creazione di condomini immaginari in cui, in ogni finestra, l’artista inscena attimi di vita quotidiana o presunti tali, intrisi di riferimenti culturali estremamente attuali per la città che si cerca rappresentare. Dopo Roma, Luca Barberini arriva a Venezia nell’anno della 57ma edizione della Biennale d’Arte. Nel progetto Calle della Fenice, seguendo l’architettura tipica della città, l’artista ha ricreato le iconiche finestre ad arco a sesto acuto. Dalle più semplici alle più elaborate, dalle più grandi alle più piccole, Luca ha dato luogo a diversi mondi possibili. Ma visto che la realtà a volte è davvero più sorprendente di ogni immaginazione, il visitatore potrà trovare riferimenti veri della Venezia di quest’anno. Perché l’artista, un po’ come un fotografo, un po’ come un turista e amatore, si è mosso per la città lagunare cercando scorci, interni, Musei e padiglioni della Biennale che lo ispirassero.
Ed ecco che emerge un palazzo nobiliare sui generis, in cui si riuniscono sotto uno stesso tetto riferimenti diversissimi gli uni dagli altri. Dalla capitale mostra di Damien Hirst, “Tresure from the Wreck of the Unbelivable”, alle antiche maschere veneziane della tradizione, dai sontuosi lampadari delle sale da ballo, a perfetti sconosciuti un po’ alticci che girovagano con una balena d’oro. Per arrivare alle finestre del piano terra in cui i temprati condòmini sono muniti di maschera e boccaglio, perché, a volte, a Venezia, ahimè, c’è l’acqua alta! (Maria Vittoria Baravelli)

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