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Cristiani d’oriente. All’Istituto Arabo di Parigi, duemila anni di culture, finalmente in dialogo

di - 30 Gennaio 2018
L’esposizione “Chrétiens d’Orient. Deux mille ans d’histoire”, all’Institut du Monde Arabe di Parigi, ha appena chiuso i battenti con un bilancio di 150mila visitatori. Ma riaprirà, con lievi modifiche ai materiali esposti, il 22 febbraio, fino al 12 giugno, al Musée des beaux-arts Eugène Leroy di Tourcoing, ai confini del Belgio, una sede scelta probabilmente perché in un territorio particolarmente turbato dalle tensioni etnico-religiose.
Per un istituto dedicato al mondo arabo, aprire i suoi spazi ai cristiani d’oriente è stata una sfida non da poco. Infatti il valore artistico documentario dei materiali millenari in mostra ha una portata perlomeno equivalente a quella politico-diplomatica. Lo sforzo si è sostanziato inoltre nella II Biennale della fotografia del mondo arabo – che si è articolata anche in altre sedi quali la Maison européenne della photographie e alcune gallerie – e nei tre mesi di manifestazioni finalizzate ad aprire uno sguardo non prevenuto anche sulla contemporaneità del mondo musulmano, per ristabilire relazioni serene fra una città impaurita e quella comunità musulmana molto integrata e diffusa, interrompendo, così, la torbida spirale oppositiva innescatasi con gli attentati jihadisti.
Non a caso, la mostra è stata inaugurata da Emmanuel Macron e dal presidente libanese Michel Aoun, che hanno potuto annunciare un’immersione in 300 opere, tra icone, manoscritti miniati, affreschi, mosaici, reperti archeologici, fotografie e altro ancora, per la maggior parte presentate per la prima volta in occidente, «per far comprendere il ruolo importante che le comunità cristiane hanno svolto nello sviluppo politico, culturale, intellettuale e religioso dei territori medio-orientali». E il successo è stato un bel riconoscimento per l’IMA e il suo presidente, Jack Lang, per il partner Œuvre d’Orient e il suo presidente, Mgr Pascal Gollnisch, e per i commissari della mostra, Raphaëlle Zyadé ed Elodie Bouffard.
Vengono raccontati effettivamente duemila anni di storia di una comunità complessa, formatasi a Gerusalemme e diffusa in tutto il medio oriente, stabilendosi in Egitto e nelle regioni dell’attuale Libano, Siria, Giordania e Iraq e il cui ruolo è stato descritto secondo i suoi periodi cruciali: l’instaurazione del cristianesimo come religione di stato; i concili di fondazione teologica; la conquista musulmana e le crociate; la crescita delle missioni cattoliche e protestanti; il contributo del cristianesimo alla Nahda (il cosiddetto riformismo islamico della fine del XIX sec) e gli ultimi due secoli. Lungo questo percorso, da un lato si evidenzia l’eccezionale specificità del cristianesimo con le sue numerose filiazioni nelle chiese copta, greca, assiro-caldea, armena, maronita, latina, greca e protestante, dall’altro vengono rappresentate le diverse manifestazioni del cristianesimo in oriente, nei riti sia ortodosso che cattolico. Vengono presentati importanti capolavori, tra i quali i Vangeli di Rabula, straordinario manoscritto miniato siriaco del sesto secolo che contiene una Crocifissione che è la più antica a noi pervenuta in un manoscritto miniato, o i primi disegni cristiani conosciuti nel mondo, ritrovati a Dura Europos in Siria, risalenti al III Secolo, o la raffigurazione del battesimo di Cristo con un san Giovanni in turbante e jalaba in un codice miniato.
Un senso di euforia infantile prende il visitatore come se si ritrovasse di fronte a un antico album di famiglia che svela il proprio passato sconosciuto. Le origini della cultura e formazione religiosa occidentale appaiono una mescolanza indistricabile: Gesù era un giudeo, ebreo di nascita, che poi diventa il simbolo del cristianesimo, san Paolo un ebreo ellenizzato si mescolava con giordani e turchi per la sua predicazione, ad Alessandria d’Egitto la popolazione prevalente era la comunità cristiana che utilizzava la lingua copta, rimasta nella liturgia anche dopo la conquista e supremazia musulmana fino a oggi, nelle prime fasi dell’affermazione maomettana veniva riconosciuto a cristiani ed ebrei il diritto di confessione. E le immagini e l’iconologia in quei territori, si confondono all’inizio con le raffigurazioni protobizantine e romaniche fino quando interviene la separazione dei percorsi artistici con il “congelamento” nella tradizione greco-ortodossa e nell’astrazione geometrizzante arabo-musulmana. (Giancarlo Ferulano)

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