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Critiche a fiumi per Andy Goldsworthy: troppi sarebbero i soldi investiti per la scultura “temporanea” installata al Conondale National Park, in Australia.

di - 7 Settembre 2012
I contribuenti australiani sono sul piede di guerra per la notizia che più di mezzo milione di dollari del loro denaro è stato speso per una scultura, commissionata dal governo, dell’artista di fama internazionale Andy Goldsworthy. Scultura che non solo è stata progettata per scomparire nell’ambiente nel corso del tempo, ma che è stata collocata nel remoto deserto australiano. Dopo una passeggiata di circa un’ora nel pittoresco Conondale National Park, lungo un percorso accessibile solo con un veicolo a quattro ruote infatti, gli escursionisti, i turisti e gli appassionati d’arte si troveranno di fronte ad una sorprendente scultura di 3 metri e 70 centimetri di altezza. Descritta come ‹‹Un’ attrazione da non  perdere›› dal Dipartimento dell’ambiente e della gestione delle risorse, il Queensland Parks and Wildlife Division, la scultura, intitolata “Strangler Cairn”, è costituita da centinaia di blocchi di granito tagliati a mano provenienti da una cava locale. Scolpito nella pietra nella parte superiore della scultura vi è un piccolo piatto in cui è stato piantato un alberello di fico proveniente dalla foresta pluviale. È intenzione dell’artista verificare che nel corso del tempo le radici del fico cresceranno, coprendo e “strangolando” così il tumulo, facendolo deflagrare in sé stesso. Secondo il Dipartimento che ha commissionato il progetto ‹‹Durante la sua prima visita nel 2009, Andy Goldsworthy ha trovato ispirazione in una radura naturale nella foresta pluviale del Conondale National Park, dove era caduto un grande fico strangolatore››. Noto per la sua sensibilità all’ambiente, che lo ha reso l’artista perfetto per lavorare nel parco nazionale, Goldsworthy è rinomato per le sue opere temporanee che fanno uso di materiali naturali facilmente reperibili nelle località remote che visita, tra cui ramoscelli, foglie, pietre, neve, ghiaccio, canne e spine. Insomma, secondo le autorità e a dispetto della critica, per una volta si tratta di soldi ben investiti nell’arte contemporanea più lirica e meno “monumentale”. (Francesca Iani)

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