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Da “Body Worlds” a Tomás Saraceno. Milano chiude due mostre record e paradossalmente unite. Dal numero di visitatori

di - 17 Febbraio 2013
Alla Fabbrica del Vapore di Milano hanno scambiato l’arte con una sala d’anatomia, e lo “scienziato” Gunther von Hagens per un body-artista. Ma tanto è bastato per far divenire la mostra un caso, e per vedere un flusso di visitatori continuo alla “Cattedrale” di via Procaccini, che per oltre quattro mesi ha ospitato “Body Worlds”. Un numero impressionante di scolaresche e di famiglie si sono avvicendate anche nelle visite serali all’esposizione dei cadaveri, tant’è che “Body World’s” è rimasta aperta ieri, per il secondo week end consecutivo, dalle 10 del mattino fino alle 8 di stamane (no-stop!), e attualmente si può visitare l’esposizione fino alle 2 di stanotte. Roba che nemmeno un rave-party poteva fare, realizzato invece da quello che dovrebbe essere uno spazio per l’arte contemporanea che ha deciso di ospitare un evento che ha raccolto, nelle tappe precedenti di Roma e Napoli qualcosa come 200mila spettatori. E che probabilmente a conti fatti bisserà il successo nella sola Milano, con il merito di aver portato un pubblico infinitamente eterogeneo ad una mostra di anatomia patologica; pubblico che probabilmente non tornerà mai più alla Fabbrica del Vapore, se non in occasioni simili. Ma che ha fatto parecchia cassa. E chiude anche, prorogata di due settimane, la mostra “On space time foam”, dell’argentino Saraceno, all’Hangar Bicocca, che a sua volta ha attirato qualcosa come 140mila spettatori, un vero record per l’istituzione milanese. Anche qui un pubblico attirato dal lato più ludico dell’arte, che ha varcato per la prima volta l’ingresso del centro, grazie anche al continuo passaparola della sua “attrazione”. Speriamo dunque che grazie a questo nuovo “lancio” si apra una sorta di onda lunga di popolarità per l’istituzione milanese, sotto l’egida della Fondazione Pirelli. Il problema ora sarà provare a mantenere le aspettative, per riuscire a far mettere in fila il pubblico al museo. Ma come? Con una serie di nuove opere interattive o generando confusione tra le arti, mischiando Caravaggio (protagonista di uno degli ultimi seminari sul tema del “corpo”) con l’arte dalla plastinazione? Oppure scegliendo la strada della promozione e della “cultura” dell’arte, e non quella dello spettacolo.

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