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Da Liberty a contemporary. A Palermo, lo storico Stand Florio riparte da EPVS e Chiara Dynis

di - 13 Maggio 2019
Ha riaperto le porte il 21 marzo lo Stand Florio di Palermo, lungo il litorale mediterraneo che, fino agli anni Trenta del ‘900, si presentava come incantevole promenade incastonata tra il verde e l’azzurro mare. L’area costiera di Romagnolo è testimone inaspettata di una mitologica età dell’oro della città, all’apice del suo splendore tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Il quartiere era infatti la principale località balneare cittadina, ampiamente frequentata e popolata da residenze nobiliari, ville di aristocratico profilo, paradigma dei fasti della Belle Époque mediterranea, prima che fosse oltraggiato da anni di incuria e degrado, di cui era diventato tempio silente e palpabile testimone.
È proprio a Romagnolo, in quello scorcio di secolo in cui allo stile Liberty erano stati affidati gli sfarzi e il lustro di una borghesia imprenditoriale in ascesa, che Vincenzo Florio Jr commissionava a Ernesto Basile un edificio destinato al divertimento e alla pratica di sport acquatici, completato nel 1906 e utilizzato fino alla seconda guerra mondiale per le gare di tiro al piccione; poi adibito a magazzino per le truppe da sbarco durante il conflitto e, in ultimo, acquisito come corpo annesso dell’Ospedale Buccheri La Ferla.
Risorge oggi come contemporary hub, dopo un intervento conservativo di restauro condotto da Giuseppe Vaiana, che ha interessato la palazzina del “Tiro al Piccione”, una seconda struttura destinata ad accogliere gli scommettitori delle gare e il giardino dedicato a Donna Franca Florio, un’oasi naturale che si estende per oltre 3mila mq. Spazio consacrato a ospitare eventi, esposizioni, degustazioni e mostre, lo Stand, nato il secolo scorso dalla volontà di una famiglia di mecenati, non può che ripercorrere il solco di una vocazione all’arte, scandita dal programma dedicato al contemporaneo curato da Alba Romano Pace.
Emblematica la prima installazione scelta per la riapertura del complesso, Through the Door dell’artista italo-tedesca EPVS: un varco riflettente che si apre nel giardino a sancire il passaggio liminale della storia, l’incedere del corso degli eventi attraverso una soglia che apre il passato allo scorcio futuro del suo prosieguo. A riflettersi nella filiforme finestra geometrica, il verde neonato del parco, l’azzurro del mare, il profilo dell’edificio dalla connotazione moresca, raffinata rilettura dei motivi islamici usati dal Basile, e ancora la cupola rossa con la merlatura a palmizi stilizzati. Non può essere riflessa, ma solo evocata, la modernità nascosta dalla costruzione (uno dei primi edifici realizzati in Sicilia con l’uso del ferro), che s’incarna invece sorprendentemente nella sagoma metallica della fenditura riflettente.
La programmazione continua, fino al 12 maggio, con la mostra “Fotografare Franca Florio. Il volto della Stella d’Italia” a cura di Alba Romano Pace. Il progetto espositivo è dedicato alla figura della donna che iconicamente incarna il simbolo dell’antico fervore culturale della città e della sua archetipica eleganza. Con una raccolta inedita di ritratti fotografici che provengono dagli archivi privati della famiglia Afan de Rivera Florio e dalla collezione dei Fondi Fotografici Regionali (CRICD), la mostra ripercorre la vita della Stella d’Italia attraverso lo sguardo di grandi nomi della ritrattistica di inizio secolo della nobiltà e mondanità internazionale, come Hermann Kosel e Madame D’Ora, nome d’arte di Dora Kallmus.
In attesa dell’imminente installazione Solidi Platonici dell’artista Chiara Dynis, impegnata in una mostra personale al Museo Correr in Venezia durante la Biennale, resta solo da intravedere con forza immaginifica attraverso la cruna della grande fessura aperta da EPVS, l’ampio teatro per spettacoli all’aperto con vista sul mare, il Kursaal mai realizzato del progetto originario di Basile.
Come un sottile sipario la porta di EPVS si lascia alle spalle il mesto teatro di macerie e rifiuti del litorale abbandonato, che assume adesso le note cangianti e il riflesso di un antico, echeggiante splendore. (Giuseppina Vara)
In alto: Ritratto di Franca Florio, 1916, Fototeca CRICD

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