Ultimamente ne aveva avute di tutti i colori l’architetto spagnolo Santiago Calatrava. I primi problemi erano arrivati all’indomani dell’inaugurazione del Ponte della Costituzione sul Canal Grande a Venezia: una struttura realizzata a undici anni dall’approvazione del progetto, che era costata veramente troppo, rispetto a quanto era stato preventivato: 11,2 milioni di euro, invece dei 3,467 del budget iniziale. I costanti monitoraggi e i continui interventi non di ordinaria manutenzione avevano mandato su tutte le furie la Procura di Venezia, che negli scorsi mesi aveva citato per danni all’erario l’archistar, incurante del pregio dell’opera, anzi, individuandone nell’estetica la fonte prima delle spese. In più a Venezia la particolare altezza dei gradini aveva provocato non poche lesioni sia turisti che ai residenti, tra contratture e caviglie slogate. Ora i problemi si sono spostati oltre oceano, dove “Trinity”, ponte in Texas, sta vedendo pareri contrari alla sua realizzazione da parte del corpo degli ingegneri dell’esercito statunitense, in vista di una possibile alluvione del territorio limitrofo. E così il ponte progetto, nato per essere ultimato nel 2010, sarà posticipato almeno fino al 2016, rischiando per di più di dover essere in parte ridisegnato. Ma veniamo alla pagina positiva con cui abbiamo aperto: nella sua Spagna, a Bilbao, Calatrava ha vinto la causa contro Arata Isozaki e la sua pedana di collegamento tra il famoso ponte “Zibi Zuri” e le due torri progettate dal giapponese che stazionano sul lato Guggenheim del fiume Nerviòn. La “passerella” di Isozaki poteva ledere, secondo i giudici, la proprietà intellettuale dell’opera dell’architetto spagnolo, che ha deciso di donare i 30mila dollari di risarcimento della causa alla “casa de misericordia”, un’istituzione della zona di San Mamés, a Bilbao, che si prende cura degli anziani del luogo.