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Dai mondi onirici agli igloo dell’arte povera. Ecco il nuovo anno dell’Hangar Bicocca

di - 15 Dicembre 2017
È un 2017 che si chiude con i fuochi d’artificio per l’Hangar Bicocca, sotto l’albero, due riconoscimenti gratificanti e perfettamente abbinati. Da una parte, il New York Times che celebra “Crossover/s”, la personale di Miroslaw Balka chiusa a luglio 2017, inserita tra le operazioni più significative dell’anno e definita devastating, sconvolgente, dall’altra, un record infranto, a dimostrazione della validità di un lavoro ad ampio raggio, visto che proprio in questi giorni è stato ufficialmente superato il muro dei 200mila visitatori annuali.
Ma perder tempo a chi più sa più spiace, diceva il sommo poeta, e deve pensarla allo stesso modo anche il direttore artistico Vicente Todolí che, in collaborazione con il dipartimento curatoriale, formato da Roberta Tenconi, Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, ha appena annunciato il nuovo programma espositivo. Allora, ad animare il 2018, saranno i progetti di Eva Kot’átková, Matt Mullican, Leonor Antunes e Mario Merz, che saranno realizzati appositamente per entrare in dialogo con gli spazi della struttura post industriale.
Anche quest’anno, ogni mostra sarà archiviata dalla pubblicazione di un catalogo e approfondita dal consueto Public Program, con un palinsesto culturale di conversazioni, visite speciali, momenti di approfondimento, proiezioni film e video, eventi musicali e performativi. Sarà ancora garantita la completa gratuità e, per incontrare le esigenze del pubblico, verrà stilato un programma di avvicinamento e comprensione dell’arte contemporanea rivolto ai bambini, alle famiglie, agli studenti delle scuole superiori e delle università.
Ad aprire l’anno, sarà Eva Kot’átková che, con “The Dream Machine is Asleep”, dal 14 febbraio al 22 luglio, a cura di Roberta Tenconi, presenterà una selezione di nuove opere incentrate sul corpo umano, inteso nella sua duplice natura meccanica e organica, indagato in un momento particolare, quello del sonno, quando le funzioni biologiche continuano il loro ciclo e la mente costruisce i suoi mondi paralleli. L’artista nata a Praga nel 1982 trasformerà lo spazio espositivo dello Shed in un organismo labirintico, attraverso il quale esplorare pensieri privati, visioni intime e sogni ma anche le paure e le sfide della società contemporanea.
“The Feeling of Things”, dall’11 aprile al 16 settembre, è la prima grande retrospettiva in Italia di Matt Mullican, Nato a Santa Monica, nel 1951, Mullican ha sempre lavorato su una sorta di cosmologia del quotidiano, inserendo tutto ciò che ci circonda in uno schema organizzato su cinque mondi, corrispondenti ad altrettanti livelli di percezione e rappresentati da altrettanti colori. Nei 3.500 metri quadrati delle Navate, i visitatori potranno perdersi in un’ampia selezione di opere, dagli anni Settanta a oggi, tra dipinti, frottage, bandiere, sculture in vetro, opere su carta, video, light box.
Il 13 settembre sarà la volta di Leonor Antunes che, per la sua prima mostra a Milano, presenterà un nuovo nucleo di opere e un’installazione site-specific nello spazio dello Shed. L’artista nata a Lisbona nel 1972 e attiva a Berlino, rifletterà sulla tradizione modernista di Milano e, in particolare, sull’opera di architetti e designer come Franca Helg, Bruno Munari e Franco Albini.
Chiuderanno questo anno ancora da venire, gli iconici “Igloos” di Mario Merz, dal 24 ottobre al 24 febbraio 2019. La mostra, a cura di Vicente Todolì, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino e presenterà negli spazi delle Navate oltre trenta igloo realizzati tra il 1968 e il 2003, approfondendo gli aspetti e i temi fondamentali di questo corpus di opere, come la relazione tra interno e esterno, tra luogo fisico e concettuale, tra spazio individuale e collettivo.

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