Fondazione Giancarlo Ligabue, Palazzo delle Arti e delle Culture, COLLECTO
Dopo anni di attività espositiva temporanea, la storica Fondazione Giancarlo Ligabue trova finalmente una sede permanente in uno dei palazzi storici che si affacciano sul Canal Grande: Palazzo Erizzo Nani Mocenigo. È, questo, il punto di arrivo di un’attività di collezionismo e ricerca costante nel corso degli anni, che trova ora un’infrastruttura permanente con la nascita del Palazzo delle Arti e delle Culture (PAC): un vero e proprio hub multidisciplinare dove archeologia, antropologia e arte moderna e contemporana convergono in un dialogo sistematico.
Il progetto di apertura, intitolato COLLECTO, definisce immediatamente la linea curatoriale dell’istituto: superare la compartimentazione cronologica e geografica per individuare temi trasversali alle diverse civiltà. Il salone centrale del palazzo ospita così una selezione di oltre 400 reperti e opere organizzati per paradigmi iconici, offrendo una chiave di lettura basata sulla comparazione di mondi lontani, piuttosto che su divisioni temporali.
La prima sezione è dedicata all’Ideale di Bellezza. Il percorso propone qui un confronto diretto tra la statuaria classica — rappresentata da una Testa femminile romana in marmo del II-I sec. a.C. — e le estetiche extra-europee, come la maschera africana Punu (Gabon) o quella antropomorfa di Teotihuacan (Messico). In questo contesto, l’esposizione evidenzia come ogni epoca ricerchi canoni di armonia, pur declinandoli attraverso materiali e significati spirituali differenti, dal caolino africano alla stilizzazione geometrica mesoamericana.
Un nucleo centrale della mostra riguarda poi la Maternità. Qui, il reperto più antico è un Idolo a disco in stile Kültepe (Cappadocia), risalente alla fine del III millennio a.C., che sintetizza i principi della fertilità in forme astratte. Questa figura dialoga con la statuaria Phemba della cultura Kongo-Yombé e con una Pietà lignea toscana del XIV secolo. L’accostamento permette di analizzare l’archetipo madre-figlio sia nella sua accezione di continuità del lignaggio, sia in quella di passaggio drammatico e salvifico propria dell’iconografia cristiana.
Il percorso prosegue con l’analisi del Potere e del Prestigio, dove oggetti da parata come uno scudo villanoviano dell’VIII secolo a.C. o un giogo in pietra della cultura Veracruz sono messi in relazione con le opere di Emilio Vedova: le tele del ciclo De America (1976) introducono una riflessione critica sulle dinamiche di potere culturale nel secondo dopoguerra, rompendo la staticità dei manufatti antichi con una gestualità dinamica.
L’elemento di maggiore novità nel modello gestionale del PAC è però l’apertura alla produzione contemporanea tramite lo strumento della residenza: la presenza della giovane e talentuosa Marta Spagnoli all’interno del progetto inaugurale funge qui da elemento di raccordo tra la collezione storica e la sensibilità attuale. L’artista è stata chiamata a interagire con i reperti della Fondazione, traducendo le suggestioni materiche e simboliche della raccolta in nuove opere. Il lavoro di Spagnoli non si pone come commento estetico, ma come indagine sulle potenzialità ancora latenti del reperto, sottolineando la volontà della Fondazione di non agire come un mero deposito conservativo.
L’apertura del PAC restituisce così a Venezia un centro di studi enciclopedico che, attraverso la rotazione delle opere e l’innesto di artisti contemporanei, si propone di monitorare le costanti della cultura umana nel tempo.
Con Laura Gabrielaitytė-Kazulėnienė, Addetta Culturale della Lituania in Italia, parliamo di diplomazia culturale, nuove generazioni artistiche e del progetto che…
L’Archivio Storico Generali aderisce ad Archivissima 2026 con visite guidate agli edifici iconici di Trieste e l'apertura straordinaria di Palazzo…
Pace Gallery taglia un terzo del suo roster di artisti e licenzia 50 dipendenti: è questo il bilancio del piano…
L'ombra dell'albero: al museo Madre di Napoli torna la rassegna di video d'artista, questa volta con una selezione di opere…
Kader Attia è stato nominato curatore della Kochi-Muziris Biennale 2027: il profilo dell’artista franco-algerino e una breve storia della principale…
Dai limoni parigini di De Pisis alla Zattera della Medusa rivisitata da Guttuso: a Milano, Finarte porta sotto il martello…