Palazzo Berlam
Dal cuore di Trieste alle atmosfere del 1831 ricostruite in realtà virtuale. Anche quest’anno l’Archivio Storico di Generali partecipa ad Archivissima, il festival dedicato alla valorizzazione dei patrimoni archivistici, con un programma speciale che intreccia storia urbana, memoria d’impresa e nuove tecnologie. L’iniziativa, in programma il 5 giugno nell’ambito dell’undicesima edizione della Notte degli Archivi, propone un’apertura straordinaria di Palazzo Berlam, sede dell’Archivio Storico Generali, accompagnata da una serie di visite guidate nel centro di Trieste. Il progetto si inserisce nel tema scelto per Archivissima 2026, Quello che non c’è, dedicato alle assenze, alle tracce invisibili e ai patrimoni ancora da scoprire o ricostruire.
Archivissima, giunta alla sua nona edizione, si svolge dal 4 al 7 giugno 2026 a Torino e coinvolge quest’anno oltre 500 enti archivistici, con un incremento del 25% delle adesioni rispetto all’edizione precedente. Nato nel 2018 da un’idea di Promemoria Group e organizzato dall’associazione Archivissima, il festival si è affermato come il principale appuntamento italiano dedicato agli archivi storici di istituzioni, imprese e organizzazioni culturali. Cuore della manifestazione resta la Notte degli Archivi, che il 5 giugno aprirà simultaneamente al pubblico centinaia di archivi in Italia e all’estero attraverso visite, eventi e contenuti digitali.
L’edizione 2026 ruota attorno al tema Quello che non c’è, una riflessione sulle lacune della memoria, sui documenti perduti, censurati o dimenticati e su tutto ciò che gli archivi permettono di riportare alla luce. In questo contesto, la proposta dell’Archivio Storico Generali utilizza la tecnologia immersiva per trasformare l’assenza in esperienza, ricostruendo una città e un tempo che non esistono più ma che continuano a vivere attraverso le tracce conservate nei documenti.
Per il quinto anno consecutivo, l’Archivio Storico Generali aderisce alla manifestazione con un percorso che invita a rileggere la storia della città e della compagnia assicurativa fondata nel 1831. Il programma prevede quattro visite guidate gratuite, condotte da Francesca Pitacco, presidente delle guide turistiche del Friuli Venezia Giulia, attraverso alcuni degli edifici simbolo della Trieste neoclassica: il Teatro Verdi, il Palazzo della Borsa e Palazzo Carciotti, recentemente acquisito da Generali e considerato una delle icone dell’imprenditorialità cosmopolita della città.
La visita culminerà a Palazzo Berlam, edificio progettato dall’architetto Arduino Berlam e oggi sede dell’Archivio Storico Generali. Conosciuto anche come Palazzo Aedes o “grattacielo rosso”, l’edificio sorge nel punto d’incontro tra il Canal Grande e le Rive di Trieste e rappresenta uno degli esempi più significativi dell’architettura novecentesca cittadina.
Costruito tra il 1926 e il 1928, fu concepito come il primo vero grattacielo della città, ispirandosi esplicitamente ai nuovi edifici in mattoni rossi che in quegli anni stavano trasformando lo skyline di New York. Il progetto, inizialmente osteggiato dall’amministrazione comunale per le sue dimensioni considerate eccessive, venne più volte modificato prima di ottenere il via libera definitivo. Inaugurato il 31 agosto 1928, il palazzo fu acquisito da Generali nel 1932 e, dal 2015, ospita l’Academy del Gruppo e l’Archivio Storico.
All’interno dell’edificio, i visitatori potranno partecipare all’esperienza immersiva Il futuro dove tutto è iniziato. Realizzata in collaborazione con l’azienda Prodigys, l’installazione utilizza la realtà virtuale per riportare il pubblico lungo il Canal Grande di Trieste agli inizi dell’Ottocento, nel contesto urbano e culturale che vide nascere Assicurazioni Generali. Durante la visita sarà inoltre esposto il Contratto sociale della compagnia, documento fondativo che racconta le origini dell’impresa.
L’Archivio Storico Generali rappresenta oggi uno dei più importanti archivi assicurativi europei. Conservato a Trieste e dichiarato bene culturale dal Ministero della Cultura, custodisce oltre 65mila unità archivistiche, migliaia di volumi, fotografie e documenti che attraversano quasi due secoli di storia economica, sociale e culturale. Tra le figure che emergono dalle sue carte figurano personalità come Franz Kafka, papa Pio X e Carlo I d’Asburgo, accanto a vicende che spaziano dall’evoluzione delle assicurazioni ai programmi spaziali internazionali.
Gli Archivi sono riconosciuti bene culturale dallo Stato italiano, in quanto dichiarati di notevole interesse storico, e tutelati dal Ministero della Cultura. Sono accessibili per la libera ricerca. A seguito di una vasta campagna di censimento si sta provvedendo al riordino della documentazione, tutta fruibile in loco attraverso strumenti informatici, relazioni, guide e riproduzioni digitali.
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