Tanti costumi, molta storia, un pizzico di biografia e un bel po’ di Netflix, nei film in concorso per la 75ma mostra del cinema di Venezia, appena presentati da Paolo Baratta e da Alberto Barbera, nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Cinema Moderno, a Roma. «Ne sono 21, tanti ma non è la prima volta e, anzi, devo dire che abbiamo dovuto rinunciare agli altri film con dispiacere, perché questa stagione è stata particolarmente ricca. Abbiamo visionato 150 film italiani, è una fase propositiva, di grande fermento, con molti giovani interessanti, coraggiosi e volenterosi», ha spiegato Barbera.
«Vi consiglio di prepararvi perché sono particolarmente lunghi ma ormai siamo abituati a vedere episodi di serie tv per intere giornate, mi sembra quindi accettabile rimanere al cinema per tre ore, per seguire un racconto compiuto», ha ammonito il direttore artistico, accennando anche a un argomento saliente e manifestando una strategia in controtendenza, rispetto al Festival di Cannes. «Non si può evitare di dialogare con queste nuove realtà produttive, Netflix e Amazon sono operatori con i quali si devono fare i conti. Molto cinema d’autore passa anche dai loro canali web e, sinceramente, mi sembrerebbe assurdo escludere un film dei fratelli Coen solo perché è stato prodotto da Netflix. Non sta a noi giudicare se sia giusta o meno la politica distributiva voluta da un operatore privato che investe in proprio, certo continuo a pensare che la fruizione migliore di un film sia nella sale cinematografiche ed è importante trovare nuovi modi per sostenere la distribuzione tradizionale».
Come dalla scorsa edizione, due sono i Leoni d’oro alla carriera, assegnati a un regista e a un attore: il regista è David Cronenberg, uno degli autori più importanti e provocatori del cinema contemporaneo internazionale, l’attrice è Vanessa Redgrave, «capace di attraversare tutti i generi, dal cinema leggero a quello impegnato, sempre con risultati straordinari».
Ma quali sono i film in concorso? Come si diceva, c’è molta biografia, dalle tute spaziali ai costumi da gran ballo, con First Man, che aprirà il Concorso, di Damien Chazell e con Ryan Gosling, che racconta la vita di Neil Armstrong, dai duri mesi di preparazione nei laboratori della NASA al primo passo sulla Luna, e con The favourite, di Yorgos Lanthimos, con Olivia Colman, che abbiamo apprezzato nella serie The Crown, Emma Stone e Rachel Weisz, che mostra gli intrighi politici alla corte di Anna di Inghilterra, a fine ‘600, con lo stile provocatorio tipico del regista greco.
Doubles Vies, di Olivier Assayas con Guillaume Canet e Juliet Binoche, è una commedia dolceamara sul rapporto tra coppie e sul cambiamento dello stile di vita degli intellettuali sotto la spinta del digitale. Attesissimi The sister brothers, che doveva approdare a Cannes, western europeo di Jacques Audiard con Joaquin Phoenix e Jake Gyllenhall, e The ballad of Buster Scruggs, altro western, in sei episodi e made in Netflix, di Ethan e Joel Coen con James Franco, Tom Waits e Liam Neeson. Aspettative alte anche per Roma, pure questo acquistato da Netflix, di Alfonso Cuaròn, che ha messo 5 anni per realizzare un film fortemente autobiografico, incentrato su un periodo della vita della sua famiglia, quando il regista era adolescente.
A metà tra autobiografia e finzione è Nuestro Tiempo, di Carlos Reygadas, nuova presenza a Venezia. Il film è girato nella fazenda dove Reygadas ha un allevamento di cavalli, con protagonisti lo stesso regista e la moglie, Natalia Lopez, ma come spesso capita nei film dell’autore messicano la dimensione realistica viene poi sovvertita da invenzioni estetiche stupefacenti.
Molta curiosità suscita Suspiria, remake «che non sarà solo un remake» di Luca Guadagnino, con Dakota Johnson e una magistrale Tilda Swinton che, in questa occasione, si fa in tre. Ancora Italia con Capri-Revolution, di Mario Martone con Marianna Fontana, chiusura ideale della trilogia sulla storia del nostro Paese, formata da Noi credevamo e Il giovane favoloso. La storia è ambientata a Capri, a ridosso della Prima Guerra Mondiale e descrive la vita di una comunità di intellettuali che sperimentarono nuovi canoni di libertà assoluta, sull’esempio di Monte Verità, ad Ascona.
Ancora un episodio di riflessione storica con Peterloo, di Mike Leigh, che racconta lo scontro che si verificò a Manchester, il 16 agosto 1819, tra la cavalleria e la popolazione che stava manifestando per ottenere dal Parlamento la riforma elettorale. Dolorosa è anche la vicenda di 22 July, che vedremo su Netflix, di Paul Greengrass, un film sul sanguinoso episodio degli attentati di Anders Behring Breivik, che causò la morte di 77 persone, tra l’isola di Utoya e Oslo.
Torna a Venezia Julian Schnabel, con At eternity’s gate, un biopic su Vincent Van Gogh, da un punto di vista molto interno, per raccontare i processi creativi della mente del grande arista, interpretato da un Willem Dafoe che, secondo Barbera, «diventerà il nuovo volto di Van Gogh».
In concorso anche The Mountain, di Rick Alverson, Vox Lux, di Brady Corbet, Werk Ohne Autor, di Florian Henckel von Donnersmarck, The Nigthingale, di Jennifer Kent, What you gonna do when the world’s on fire?, di Roberto Minervini, Napszallata (Sunset), di Laszlo Nemes, Freres Ennemis, di David Oelhoffen, Acusada, di Gonzalo Tobal, Zan (Killing), di Shinya Tsukamoto.