Categorie: Speednews

Dall’Havana all’Archivio. Vittorio Messina ci parla dei suoi ultimi progetti

di - 7 Maggio 2019
Periodo intenso per Vittorio Messina. L’abbiamo visto a MIART 2019, nello stand “one-man” della Galleria Nicola Pedana di Caserta, con un progetto site specific che propone alcuni aspetti significativi della sua ricerca. L’artista ha installato Una cella in andata, una cella in ritorno, datata 1999-2000, quasi come un archetipo, una tipologia plastica in cui racconta la propria visione dello spazio urbano come “habitat”, nella prospettiva della più urgente contemporaneità, e tre opere a parete: Passaggi, Chamber Piece e Paesaggio con luce lontana. In particolare, Messina ha elaborato il corpo plastico della “cella” con materiali volutamente poveri e provvisori come elemento base dell’architettura urbana e come emblema del luogo dove il tempo si identifica nei reperti e nel vissuto della comunità umana.
Dal 12 aprile, Messina ha poi esposto, alla XIII Biennale de L’Avana, HERMES, un video di 72 ore che, attraverso la sua smisurata dimensione narrativa e l’impatto formale curiosamente espressionista, sembra voler porre come irrisolte le incertezze della cinematografia nel rapporto con le tecnologie avanzate dell’immagine.
Di questi progetti e del nuovo archivio dedicato alla sua ricerca, ne abbiamo parlato con lo stesso Messina.
Quali sono gli aspetti significativi della sua ricerca artistica svolta da diverso tempo sul tema della cella e sulla provvisorietà del vivere, qual è il suo rapporto con l’architettura?
«I miei studi di architettura – studi peraltro non portati a termine -, devono aver determinato, in qualche modo, certa tendenza complessiva del mio lavoro di artista…, ma su questo tema è molto difficile, impossibile orientarsi. Diversamente dagli altri linguaggi dell’arte, l’architettura, (ma soprattutto direi la normale semplice edilizia), ha sviluppato nella sua storia una dimensione “laica” per la quale ho molta simpatia. Una “simpatia” mossa dalla sua enfasi ridotta, dalla sua durata nel tempo e dalla “disfunzione” che sempre sopraggiunge e si trasforma, diventando solitamente “Rovina”. Non mi riferisco certo all’orpello del “pittoresco” delle rovine, ma al nucleo poetico e drammaturgico del celebre Angelus Novus di cui parla Benjamin».
Quali sono le sue impressioni sulla partecipazione alla XIII Biennale de L’Avana di quest’anno?
«Ho lavorato nella sezione curata da Magdalena Campos. Nel suo complesso la Biennale XIII de L’Habana è un grande cantiere di energie innovative che giungono da tutto il mondo. Il folto gruppo di artisti coordinati da Magdalena si è mosso a partire da una piattaforma concettuale denominata “La Construcciòn de lo Posible”. Ho inteso il “possibile” particolarmente affine al “probabile”, un concetto questo, verso cui il mio interesse è specialmente orientato».
Ci può descrivere il lavoro che ha presentato per tale evento?
«Mi è stato chiesto di allestire “HERMES”, un video che era stato esposto nel museo di Insel Ombroich, a Neuss (Germania), nel 2009. Si tratta di un’opera nata da un medio-metraggio giovanile di 42 minuti in pellicola Ferrania 8mm. Nel 2006, disponendo delle nuove tecnologie digitali, ho voluto dare a quel lontano lavoro una nuova attualità modificandone la durata e l’immagine stessa. Il nuovo video, dilatato nella misura estrema di 72 ore e suddiviso in 9 “capitoli” di circa 8 ore ciascuno, è divenuto quindi un’opera in cui la dimensione narrativa e l’impatto formale originario subiscono una radicale innovazione».
Recentemente è stato costituito l’Archivio Vittorio Messina, quali sono le motivazioni e il reale contributo alla conoscenza della sua attività?
«L’archivio normalmente ha la funzione importante di ordinare, catalogare e sostenere il lavoro di un artista. Questo è quanto fa il suo curatore Cesare Biasini Selvaggi. Nel mio caso – data la particolare natura mia e del mio operato – spero che l’archivio sia utile nel restituire la necessaria ragione e visibilità alle tante cose che ad oggi non hanno trovato il tempo e le opportunità di manifestarsi». (Sandro Bongiani)

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Per Giusi Sferruggia, la pittura è un rituale tra controllo e abbandono

In questa intervista a margine della sua mostra negli spazi di MARTHA, a Palermo, Giusi Sferruggia ci racconta la sua…

7 Aprile 2026 15:30
  • Progetti e iniziative

I Limiti Non Esistono: il libro-scultura di Fulvio Morella per Milano Cortina 2026

Il progetto di Fulvio Morella, presentato in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, raccontato in un libro…

7 Aprile 2026 13:30
  • Mostre

Cinque artiste per ripensare il rapporto tra corpo e mondo, in mostra a Milano

Negli spazi milanesi di Artopia, una mostra collettiva riunisce le opere di Kesewa Aboah, Alberte Agerskov, Aléa Work, Dimitra Charamandas…

7 Aprile 2026 12:30
  • Arte contemporanea

La Pop Art è sempre contemporanea: una grande mostra al Guggenheim di New York

Il Guggenheim Museum di New York ripercorre la sua storia espositiva e la propria collezione per rileggere la Pop Art…

7 Aprile 2026 11:30
  • Bandi e concorsi

Via Artis Plan de Corones: l’open call per un’opera site specifc a 2.275 metri

La Via Artis sul Plan de Corones, nelle Dolomiti altoatesine, lancia una open call per un’opera site specific a 2.275…

7 Aprile 2026 10:30
  • exibart.prize

Luciano Sozio – In attesa del tempo

La Galleria Arrivada presenta In attesa del tempo, personale di Luciano Sozio (14 aprile–12 giugno 2026), a cura di Angela…

7 Aprile 2026 9:29