Maurizio De Bonis, direttore di CultFrame e direttore di Punto di Svista, ci ha voluto vedere chiaro. Ha indirizzato una lettera al collega Marco Delogu per avere delucidazioni in merito alle nuove cariche istituzionali che hanno investito il direttore del festival Roma FotoGrafia (finanziato con denaro pubblico), recentemente nominato chief della sezione fotografica del MACRO da Bartolomeo Pietromarchi.
Senza peli sulla lingua, De Bonis chiede di esplicitare mansioni e “titoli” per avere ottenuto la nomina all’interno dell’istituzione romana, di fare luce sui progetti mancati nei dieci anni del festival che, forse, con la nomina di Delogu potrebbero essere messi a punto: primo tra tutti il Network Fotografia Roma, “ente associativo” in grado di dialogare con le istituzioni pubbliche di Roma e organizzare un canale per chi si occupa anche in relazione della programmazione degli spazi dedicati alla fotografia.
Ma l’affondo è anche nel conflitto di interessi: «Non sarebbe stato meglio nominare un nuovo direttore del Festival?» Poi De Bonis incalza sulla fine del Museo della Fotografia di Roma (3,5 milioni di euro di finanziamenti). Vi sarà ? Sarà dentro il MACRO? Chi se ne occuperà ? Quali criteri dovrà avere il direttore e che impronta avrà il futuro museo?
Delogu risponde reiterando le dichiarazioni di qualche settimana fa all’arrivo della nomina al MACRO:il festival FotoGrafia trova una sua collocazione al Museo che significa non disperdere il patrimonio del festival, costruire una collezione con una forte identità e non comprare sul mercato nazionale e internazionale i soliti lavori, promuovendo anche le nuove generazioni.
Inoltre rimarca il carattere economico del Festival (solo 122 mila euro per l’edizione del 2011) e alla voce “cariche istituzionali risponde: «Sono stato scelto in quanto portavo l’esperienza del festival, e posso contribuire a portare la fotografia all’interno del museo, che come ben sai latitava moltissimo nelle precedenti due gestioni di Eccher e Barbero. Credo che avere un direttore di museo che non decida di accentrare tutto il lavoro ma lo deleghi in parte a altre persone sia un risultato importantissimo e che sarà utilissimo per la fotografia a Roma». That’s all? (m.b.)
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Occupiamoci di Contemporaneo condivide gli argomenti e il tono di questa lettera aperta.
Le riflessioni e le domande poste da De Bonis meritano un ampio approfondimento.
In uno dei nostri recenti comunicati abbiamo giĂ espresso le stesse perplessitĂ sulle modalitĂ con cui sono state fatte le nomine dello staff curatoriale del Macro.
Ma non solo.
Chiediamo chiarimenti anche su come sia stato scelto di acquisire l'archivio dell'associazione no profit 1:1, viste le grandissime difficoltĂ che solitamente le istituzioni pubbliche hanno nel prendere in carico archivi importantissimi - come quello di Graziella Lonardi per fare solo un esempio.
E' stato fatto un bando? Una valutazione scientifica del suddetto archivio? Chi l'ha fatta? Quando? Ci sembra che anche da un punto di vista squisitamente legale molte siano le cose da eccepire su queste scelte e queste nomine.
Non comprendiamo perché, dopo i movimenti di opinione, le assemblee, la nascita della Consulta, l'Assessorato e l'attuale direzione del Macro, non abbiano fatto una scelta di maggiore trasparenza e condivisione.
Ci sembra una sfida alla volontĂ collettiva decisamente di poco buon senso.
Grazie per aver riassunto il contenuto della lettera aperta di Maurizio G. De Bonis e la risposta di Marco Delogu.
Giusto per essere precisi, Maurizio G. De Bonis è il direttore di CultFrame - Arti Visive (e non Culturframe) ed è Presidente di Punto di Svista nonché membro del Comitato di Redazione.
Sarebbe utile inserire anche il link alla lettera per leggere la lettera e la risposta per intero e per poter sviluppare il dibattito già iniziato su un argomento così importante:
http://www.puntodisvista.net/2012/01/lettera-aperta-a-marco-delogu-direttore-fotografia-roma/