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Deitch a Los Angeles, atto secondo. Dopo il MOCA, l’art dealer torna sulla scena del crimine con una nuova galleria

di - 12 Aprile 2017
A volte ritornano. Anche senza essere stati chiamati. Chissà come avranno preso, al MOCA, la notizia del nuovo spazio espositivo comprato da Jeffrey Deitch, più di 1300 metri quadri, in quel di Hollywood. Un rientro in grande stile sulla West Coast, proprio sul modello dei filmoni d’azione, tanto cari a quelle latitudini e soprattutto allo stesso Deitch, in cui il cattivo di turno resuscita dalla polvere e ricompare sul luogo del crimine, per prendere la sua vendetta. In questo caso, una polvere dorata, perché l’abilissimo mercante d’arte, dopo essere stato allontanato dalla direzione del museo californiano in seguito a una pioggia di critiche, aveva ristabilito la sua reputazione riallestendo, nel 2015, il Deitch Project, galleria dall’altra parte del continente, a New York, quartiere Soho, aperta nel 1996 con una mostra di Vanessa Beecroft e chiusa durante il suo mandato al MOCA.
«Il pubblico a Los Angeles è così aperto e ricettivo», ha detto al Times, spiegando le motivazioni che l’hanno spinto ad aprire un nuovo spazio a circa 9 chilometri dall’amato/odiato museo d’arte contemporanea, dal quale era uscito sbattendo la porta ma solo dopo aver licenziato Paul Schimmel e aver fatto dimettere praticamente tutto il board, composto da Ed Ruscha, John Baldessari, Catherine Opie e Barbara Kruger. Ma, adesso, bisogna partire con il piede giusto e la mostra che inaugurerà lo spazio al 925 Nord Orange Drive, nel cuore del quartiere hollywoodiano dell’arte, al fianco di Regen Projects, Kohn e Hannah Hoffmann, sarà una retrospettiva sulle influenze del Dada nell’arte digitale, una mostra dal titolo paradigmatico e in linea con il personaggio: “The Extreme Present”.
«Ho avuto una buona esperienza a Los Angeles comunque e ho un sacco di amici qui. L’incarico al MOCA è stato un privilegio e sono molto grato per questa opportunità ma sono molto più adatto a gestirmi in autonomia, seguendo le mie decisioni creative» ha continuato. Ascia da guerra seppellita. Almeno per il momento.

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