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Dimenticate gli Young British Artists. Hurvin Anderson, Andrea Buttner, Lubaina Himid e Rosalind Nashashibi, nella shortlist del Turner Prize 2017

di - 3 Maggio 2017
Già aveva fatto discutere la decisione di rimuovere il limite massimo di età che, come imponeva la tradizione, era fissato a 50 anni. Il Turner Prize, ambitissimo riconoscimento che dagli anni ’80 a oggi ha consacrato artisti come Gilbert&George, Richard Long, Anish Kapoor, Damien Hirst e Chris Ofili, è solitamente una rampa di lancio definitiva, un premio attribuito a ricerche controverse, profondamente sperimentali, più che alla lunga carriera. Infatti, l’anno scorso, ad aggiudicarsi il premio della Tate Gallery, fu Helen Marten, classe 1985. Questa volta, invece, nella shortlist appena pubblicata sono citati quattro artisti decisamente più maturi: Hurvin Anderson, 52 anni, Andrea Buttner, 45, Lubaina Himid, 62, Rosalind Nashashibi, 43.
«Gli artisti possono sperimentare una svolta a qualsiasi età. È solo un caso che nella shortlist di quest’anno due artisti abbiano più di cinquant’anni», dice Alex Farquharson, direttore della Tate Modern e presidente della giuria. «Il Turner Prize ha sempre avuto una tendenza nel mostrare i lavori di artisti più giovani e non credo sia una decisione consapevole questo allontanamento. Piuttosto potrebbe voler dire aprirsi a una nuova maturità – dichiara Mason Leaver-Yap, membro della giuria – penso che sia un bene non glorificare il nuovo e pensare a trovare voci che hanno avuto e hanno ancora qualcosa da dire, ma che non hanno ancora ricevuto la visibilità che meritano». Excusatio non petita? Ovvero, coda di paglia?
In ogni caso, una linea comune tra questi artisti si può individuare, le loro ricerche sono impegnate su temi di attualità, senza timore di abbracciare la situazione storica, dal razzismo all’identità, fino alla geopolitica. Con buona pace per l’età che, oltretutto, è anche poco gentile mettere sempre in primo piano. Himid, nata a Zanzibar e docente all’Università del Lancashire, e Anderson, di origini giamaicane, si interessano agli argomenti della diaspora africana e ai risvolti del postcolonialismo nel linguaggio artistico e nelle strutture sociali delle civiltà occidentali. Himid, poi, è stata recentemente protagonista di tre ampie mostre al Modern Art di Oxford, al Nottingham Contemporary e da Spike Island, Bristol. Nashashibi, originaria della Palestina e con base a Liverpool, lavora prevalentemente con il film ed è stata scelta per due suoi lavori, Electrical Gaza e Vivian’s Garden, di forte impatto. Buttner, già vincitrice della terza edizione del Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con la Whitechapel Gallery, manipola una vasta gamma di materiali e tecniche, dalla performance all’incisione su fiori, per esprimere una singolare coincidenza tra questioni sociali e religiose.
Mentre impazzano le scommesse, possiamo solo aspettare il 5 dicembre, quando sarà annunciato il vincitore.

In home: Lubaina Himid, Invisible Strategies, Modern Art Oxford
In alto: Helen Marten, vincitrice del Turner Prize 2016

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