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Doc on the beach/12. The Search for the Last Supper |

di - 27 Agosto 2018
Se potessimo tornare indietro nel tempo, diremmo a Leonardo Da Vinci di usare una tecnica diversa per dipingere l’Ultima Cena? Purtroppo nessuno potrà mai fare questo favore ai restauratori che, praticamente da sempre, portano avanti una lotta senza quartiere per la salvaguardia del dipinto realizzato tra il 1495 e il 1498, sulla parete dell’ex-refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, a Milano.
L’opera è tra le più rappresentative del genio del Rinascimento, una icona sacra e profana, variamente interpretata da storici dell’arte e romanzieri esoterici. Ed è anche quella esposta a maggior rischio di scomparire perché composta da materiali incompatibili per il supporto e, quindi, endemicamente refrattaria alla conservazione. Leonardo probabilmente sapeva a cosa stava andando incontro ma rischiò ugualmente. D’altra parte, godeva di grande fama e, immediatamente, in tanti si diedero da fare con le copie. Affreschi a grandezza naturale oppure riduzioni su supporti più leggeri, sculture e incisioni, non tutte però sono fedelissime alla versione leonardesca. Ma ce n’è una che sembra promettere devozione assoluta ed è anche quella meno conosciuta.
Si tratta di una riproduzione conservata in una remota abbazia a Tongerlo, un’ora da Anversa, una tela dal formato molto vicino all’originale, risalente agli anni immediatamente successivi e, probabilmente, della mano di Andrea Solari, già allievo di Giovanni Bellini e a bottega di Leonardo dal 1496, dove era considerato tra i migliori. Questa copia ancora poco studiata è al centro di The Search for the Last Supper, documentario di Jean-Pierre Isbouts, storico dell’arte, autore del National Geographic e di documentari come Van Gogh Revisited e Manet in Love, e Christopher Heath Brown, esperto d’arte e chirurgo plastico. Specializzato in maxillo-facciale, casomai dovesse servire. La pellicola, a parte le drammatizzazioni stile thriller in costume, tenta di ricostruire la storia della copia, che fu commissionata da Luigi XI e, successivamente, nel 1545, acquistata dall’abbazia di Tongerlo. A dispetto delle proibizioni calviniste contro l’arte religiosa ma, forse, a quel tempo, l’abate identificò il lavoro come un Leonardo originale. Oltre a fare chiarezza e a incentivare la ricerca, il documentario ha anche lo scopo di raccogliere fondi per il restauro della tela che è in condizioni stabili ma presenta ancora i segni di un incendio che danneggiò l’abbazia nel 1929. Si stima che le spese ammonteranno a circa 500mila euro.
Se volete farvi un’idea e lasciarvi trasporare dal ritmo incalzante degli archi in sottofondo, ecco il trailer. (mfs)

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