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Dopo gli Uffizi, il Kunsthistorisches. Eike Schimdt sarà il nuovo direttore del museo viennese

di - 1 Settembre 2017
Eike Schmidt sarà il nuovo direttore del Kunsthistorisches museum di Vienna. Nato a Friburgo in Brisgovia, nel 1968, ha studiato arte moderna e medievale all’Università di Heidelberg e ha vissuto per diversi anni a Bologna e Firenze, dove ha lavorato anche presso il Kunsthistorisches Institut, mentre nel 1997 ha vinto il premio Nicoletta Quinto della Fondazione Premio Galilei di Pisa. Nel 2015, nell’ambito della riforma Franceschini, è stato nominato Direttore delle Gallerie degli Uffizi, primo straniero a ricoprire tale carica, andando a sostituire Antonio Natali, direttore dal 2006. Schmidt è stato scelto tra una rosa di quindici candidati, il nuovo mandato inizierà nel 2020, al termine dell’attuale incarico, e avrà durata quinquennale, l’annuncio è stato dato dal ministro per la cultura austriaco Thomas Drozda, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Vienna, alla quale ha partecipato lo stesso Schmidt.
«Leggetelo come volete, ma è un brutto segnale. Per il profilo di Eike Schmidt: non si lascia un Museo come gli Uffizi (neppure per un’istituzione come il Kunsthistorisches Museum) dopo meno di due anni di Direzione. E per il profilo internazionale della prima delle nostre istituzioni museali, usata come un trampolino», ha commentato a caldo Stefano Boeri, membro del comitato scientifico degli Uffizi, dal suo profilo Facebook. Duro anche il commento del sindaco di Firenze, Dario Nardella: «È un bene che il direttore Schmidt rimanga fino alla scadenza naturale del suo mandato agli Uffizi, il museo più importante d’Italia e tra i più importanti del mondo. Mi auguro che questa sua decisione non allenti la proficua collaborazione avviata con la città di Firenze in questi due anni». Ma gli allarmismi sembrano ingiustificati, visto che, come ha precisato lo stesso Schmidt, «Terminerò regolarmente il mio mandato agli Uffizi, che scade a novembre 2019 e a Vienna entrerò in servizio nei mesi successivi. Io sono contrario agli incarichi feudali che durano tutta la vita, e la riforma del Mibact andava proprio in questo senso».

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