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Dove va a finire la neve, quando si scioglie? Remo Bianco per Milano Museo City

di - 1 Marzo 2019
Dall’1 al 3 marzo 2019, la città meneghina si appresta ad ospitare la terza edizione di Milano Museo City, una iniziativa promossa dal comune di Milano e realizzata in collaborazione con l’Associazione MuseoCity che mira a promuovere il patrimonio museale della città con una manifestazione diffusa e molteplice che permette di scoprire tesori ancora nascosti al grande pubblico.
Una sezione fondamentale è “Museo Segreto” che, nell’edizione del 2019, propone una riflessione sulla natura, intesa nel senso più ampio del termine. Dall’istallazione proposta dallo Studio Museo Francesco Messina agli spettacolari bordi vegetali del grande arazzo fiammingo a foglie e animali del Museo Poldi Pezzoli, passando attraverso l’intrigante albero di Schifano alla Fondazione Marconi in occasione della mostra “Omaggio a Mario Schifano. Al principio fu “vero amore”.
In questo ricco programma non passa inosservato l’appuntamento organizzato dalla Fondazione Remo Bianco che, per l’occasione, esporrà una serie di opere dell’artista milanese allievo di Filippo de Pisis consacrato da Lucio Fontana e dal critico d’arte Gillo Dorfles, nella prestigiosa veranda che affaccia sul giardino interno di Palazzo Castiglioni, il capolavoro dell’Art Nouveau milanese oggi sede di Confcommercio Milano ubicato in Corso Venezia 47.
Abbiamo parlato con la curatrice Elisa Camesasca, ideatrice di questo affascinante dialogo in cui l’arte moderna di Bianco si fonde e si confonde con l’architettura di una Milano da scoprire.
Chi è stato veramente Remo Bianco?
«Si potrebbe rispondere, chi non è stato?! È stato un uomo estremamente poliedrico che nel corso della sua vita lavorativa incredibilmente prolifera dal punto di vista artistico ha saputo sperimentare l’impossibile. Un “ricercatore autonomo” come ha sempre amato definirsi. Vicino ai movimenti imperanti della Milano del dopoguerra, dallo spazialismo all’informale, ha elaborato un linguaggio unico. Ha modellato la realtà, se ne è metaforicamente appropriato, facendola diventare un mezzo della fantasia giocosa ma malinconica, moderna ma con un rimando antico e primitivo».
Oggi, nella Veranda di Palazzo Castiglioni, la Fondazione propone con le Sculture neve una mise en abyme tra le opere e il luogo che le ospita.
«La mostra l’ho percepita da subito come una splendida contaminazione tra stili differenti; un dialogo meta-teatrale tra le opere e il luogo, tra le teche di piccole medie dimensioni appartenenti alle serie di “arte sovrastrutturale” ospitate nella veranda di Palazzo Castiglioni, anch’essa, una grande teca di cristallo. Queste opere suscitano un’immediata empatia; Remo Bianco, attraverso un atto di appropriazione artistica di oggetti, cose e persone, esprime l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà, di questa serie appunto sono le Sculture neve, teatrini poetici i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura e della vita quotidiana, ricoperti di neve artificiale e disposti in teche. Immobile sotto il manto bianco che le riveste, la composizione trasporta lo spettatore in una dimensione incantata e senza tempo. Mi sembrava un buon punto di partenza per far appassionare i milanesi e non, ad un autore così profondo tanto da non essere apparentemente facile da inquadrare. È prevista infatti per l’estate 2019 una mostra al Museo del 900 in cui si indagheranno in maniera più didascalica i risultati della fervida fantasia di Remo Bianco».
Ma quando nasce la Fondazione Remo Bianco e con quale scopo? A risponderci, questa volta, è Riccardo Gianni, Presidente della Fondazione Remo Bianco. «La Fondazione Remo Bianco è stata costituita nell’estate del 2011 con l’intento di mantenere viva la memoria dell’artista milanese. È stato un atto doveroso concordato e reso possibile anche grazie al prezioso supporto di Lyda Bianchi, sorella dell’artista, per rendere merito ad un uomo che nei sui oltre 40 anni di incessante lavoro e studio si è imposto come uno dei protagonisti più rilevanti del panorama artistico del 900’ italiano. Mi sono impegnato in prima persona perché ho sentito la necessità di portare avanti quello che mio padre, importante estimatore e mecenate di Bianco, aveva sempre sostenuto.
Oggi presso la sede della Fondazione è possibile vedere su appuntamento un’esposizione musealizzata con opere di tutti i periodi e generi dell’artista e sono conservate tutte le documentazioni d’archivio raccolte negli anni e messe a disposizione per gli studiosi. Sono previste infine una serie di pubblicazioni monografiche al fine di indagare le sue visioni d’arte e prospettive varie».
Nel suo Manifesto della Sovrastruttura del 1965, Remo Bianco scrisse: «Quando scende la neve si impossessa di tutta la città. Le sculture all’aperto prima di essere dei loro autori cambiano la loro forma e sono scolpite dalla neve. Questo è un atto di appropriazione. […] Nel 1965, a Carrara, iniziavo un periodo che ho poi definito “sovrastrutturale”. Cioè, attraverso una sovrastruttura ripetuta e riconoscibile, mi appropriavo di oggetti e vecchie sculture, personalizzandoli».
E noi dovremmo veramente imparare da Remo Bianco e dalla neve, a entrare nella vita degli altri con quella grazia e quella capacità di stendere un velo di bellezza sulle cose, conferendo loro la vera impronta di ciò che siamo. (Maria Vittoria Baravelli)
In alto: Appropriazione (Neve-Terra del Grande Fuoco), 1965 ca

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