Allan Kaprow, il padre dell’happening, delle prime forme di teatro non-verbale teso a frantumare il contorno fra l’arte e la vita – con una lezione attualissima e tuttora fondamentale anche di fronte alla più stretta contemporaneità – è morto il 5 aprile a Encinitas, in California. Nato il 23 agosto 1927 ad Atlantic City – New Jersey – dopo aver insegnato per anni alla University of California-San Diego, aveva esordito come pittore e scultore con objets trouvés. Dalla fine degli anni ’50 i suoi spettacolari e teatrali environments e performance hanno anticipato il superamento della dimensione della galleria e del museo, mentre dagli anni settanta le sue azioni hanno sempre maggiormente coinvolto il pubblico, diventato protagonista e allo stesso tempo collaboratore del lavoro. Kaprow – che si definiva un non-artista – riconosceva in John Cage e Jackson Pollock i predecessori dell’happening. Nei suoi interventi – che si svolgevano in spazi alternativi, come loft, fabbriche abbandonate, bus, parchi – Kaprow osservava l’arte come veicolo per l’espansione della consapevolezza umana, attivando le interazioni più inattese e provocatorie. Negli anni ’60 era stato anche uno dei più attivi membri del gruppo Fluxus. Le sue teorie artistiche erano confluite in fondamentali pubblicazioni come Assemblages, Environments, Happenings e Essays on the Blurring of Art and Life (massimo mattioli).
[exibart]
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