Il Festival di Ravenna, giunto alla sedicesima edizione, è una manifestazione che opera con produzioni originali, prevalentemente incentrate sulla musica classica, lirica e contemporanea, ma aperta a varie contaminazioni: danza, jazz, musica etnica, teatro, cinema, video, convegni, esposizioni.
La sezione dedicata all’Augenmusik, la musica ‘da vedere’, si pare con un dovuto omaggio a Edgar Varèse, compositore visionario che ha influenzato generazioni di musicisti in cerca di nuovi orizzonti sonori: da Charlie Parker a Stockhausen, da Frank Zappa ai Sonic Youth. Amico, nel suo periodo parigino, di Picasso, Satie, Apollinaire e Cocteau, si trasferisce a 32 anni in America, dove dà vita a un nuovo mondo sonoro fatto di suoni inauditi, vere e proprie masse in movimento nello spazio.
Déserts, una delle sue composizioni più affascinanti, è eseguito a Ravenna dalla London Sinfonietta, accreditata formazione europea. Impreziosisce l’evento l’abbinamento con il video appositamente realizzato dal grande videomaker statunitense Bill Viola. Prende così corpo l’utopia della musica per gli occhi, riflesso di un’ideale sinestesico che cerca corrispondenze sotterranee tra diversi sensi e linguaggi artistici. Continuando su questa linea, il secondo concerto propone un ‘trittico’ emblematico: le opere di tre grandi compositori contemporanei, Andriessen, Stockhausen e Reich, si misurano con le immagini video e le elaborazioni digitali in real time realizzate, rispettivamente, dal regista Peter Greenaway e dai vj londinesi Flat-e e Bluespoon.
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