Inizia il restauro de L’Ultima Cena, capolavoro del Vasari danneggiato dall’alluvione del ‘66.
Giovedì 22 gennaio prendono il via le operazioni del delicato trasporto dal Depositi della Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici per il Paesaggio ai Laboratori dell’Opificio alla Fortezza, dove avranno luogo le prime indagini diagnostiche sull’opera, dai cui risultati dipenderà il tipo di intervento.
Si tratterà di un restauro complesso e difficile a causa delle gravi condizioni in cui versa l’opera. La grande tavola (6 x 2,60 metri ), divisa in cinque pezzi, fu danneggiata 38 anni fa dall’alluvione di Firenze del ’66. L’Ultima Cena si presenta oggi coperta da un’uniforme patina grigiastra, causata dell’applicazione della carta giapponese per la velinatura (che permette di non far staccare il colore) direttamente sul fango senza alcuna preventiva pulitura. Oltre alla carta fu applicato un prodotto, il Paraloid, allora all’avanguardia nel restauro. La tecnica adottata fu giusta, ma si trattò di un disperato intervento di emergenza, ed oggi rimuovere quella patina non sarà cosa semplice. Ai laboratori della Fortezza l’opera sarà sottoposta ad analisi e ricerche che consentiranno di mettere a punto un progetto di conservazione.
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