Yu Ji, Forager - Lunch, variable size, 2020-2025
Dal 9 aprile al 28 settembre Fondazione Prada presenta Dash, il nuovo progetto multimediale concepito dall’artista Cao Fei per la sede di Milano, che combina diversi linguaggi artistici che spaziano dalla fotografia alla videoinstallazione, dalla realtà virtuale al documentario, fino ai materiali d’archivio, per delineare un ritratto complesso della rivoluzione tecnologica nel settore agricolo a livello globale e delle sue contraddizioni intrinseche. Il progetto riflette sul modo in cui la tecnologia aumenta l’efficienza, riduce il lavoro fisico e salvaguarda la sicurezza alimentare in un contesto di incertezza climatica e invecchiamento nelle aree rurali. Dash esplora anche le modalità con le quali gli algoritmi stanno sostituendo il sapere tradizionale, ridefinendo il rapporto tra le persone e il territorio e trasformando le dinamiche tra le aree rurali e quelle urbane.
In occasione di Milano Art Week e Milano Design Week, BiM, il progetto di rigenerazione urbana di un intero isolato nel cuore di Bicocca, presenta Paper/Northern Lights, l’opera di Gianni Pettena – originariamente realizzata nel 1971 al Minneapolis College of Art and Design e in seguito riproposta in diverse edizioni in giro per il mondo. Esposta per la prima volta a Milano, con la curatela di Davide Giannella, l’installazione mette in discussione il concetto tradizionale di spazio espositivo e di architettura come strutture definite e immutabili, proponendo invece una dimensione aperta, trasformabile e condivisa. Paper/Northern Lights lascia emergere una riflessione sul rapporto tra individuo e ambiente, tra corpi e opere, tra azione e trasformazione, suggerendo che anche l’arte, come l’architettura, possa essere intesa come pratica relazionale, capace di generare incontro, partecipazione e comunità. L’installazione si definisce anche attraverso una trama luminosa, a cura di Specific, che scorre lentamente sulle strisce di carta, generando movimento e introducendo una componente inedita.
Dal 14 aprile al 5 luglio la GAM Galleria Arte Moderna di Milano accoglie nella Sala del Parnaso Παρνασσός Parnassus, l’opera site-specific di Letizia Cariello che trasforma lo spazio in una struttura attraversabile di luce e tempo. L’opera Παρνασσός Parnassus nasce in stretto dialogo con la Sala del Parnaso e si configura come un’ampia struttura in alluminio dorato, aperta su tutti i lati, completamente attraversabile dallo sguardo, in dialogo costante con gli ambienti della sala e con lo spazio esterno del giardino visibile dalle finestre. Un dialogo che si genera spontaneamente, in un intuitivo gioco di equilibrio e dinamismo.
Curata da Filippo Fossati e Nicola Ricciardi, e concepita nel contesto di miart, la mostra Il ritmo dell’occhio. Don Bronstein e la scena jazz a Chicago 1953–1968 è la prima mostra europea dedicata a Don Bronstein e presenta una selezione di 25 immagini tratte da uno dei corpi di lavoro più intimi: la scena jazz e blues di Chicago, ritratta nei club e negli studi di registrazione con la stessa discrezione che caratterizza tutto il suo lavoro. Le fotografie in mostra, realizzate tra il 1953 e il 1968, rivelano un corpus di opere fondato sull’osservazione e sullo scambio: immagini che si muovono tra performance e pausa, tra presenza e atmosfera, e che ritraggono celebri protagonisti della scena jazz, tra i quali Miles Davis e Nat King Cole.
Dal 14 aprile al 14 giugno, a oltre cinquant’anni dall’esclusione diplomatica di Omaggio all’America Latina (1971), la Fondazione Emilio Scanavino e il Centro Artistico Alik Cavaliere presentano la rimessa in scena dell’opera concepita da Cavaliere e Scanavino per la XI Biennale di San Paolo. L’opera torna dunque al centro della scena non come documento storico, ma come presenza viva riattivata, anche, attraverso il dialogo con un intervento performativo di Regina José Galindo, tra le figure più radicali e riconosciute dell’arte contemporanea internazionale. La mostra – accompagnata da una pubblicazione in edizione limitata di Dario Cimorelli Editore con testi di Marco Scotini e Luca Pietro Nicoletti – restituisce al pubblico la vicenda storica di Omaggio all’America Latina e ne sottolinea la dimensione internazionale, riconnettendosi con il continente cui era originariamente dedicata.
Fino al 31 maggio Casa degli Artisti presenta un duplice progetto – di e con Ugo La Pietra – che articola una riflessione sul valore del fare come spazio di relazione tra arte e artigianato, individuo e collettività, natura e progetto. Il percorso si sviluppa in due installazioni: ERBARIO, opera inedita di Ugo La Pietra – pensata come un archivio poetico di erbe spontanee inciso su libri in ceramica, dove il gesto manuale diventa osservazione e racconto del paesaggio – e GLI INVASATI, progetto coordinato dal “maestro” in dialogo con i residenti e le residenti di Casa degli Artisti – Matteo Bicego, Marco El Gato Chimney, Francesco Ciavaglioli, Sofia Guzzo, Claudia Mendini, Sara Passerini e Roxana Vergani – che a partire da un vaso in terracotta, svilupperanno ciascuno un intervento autonomo, dando forma a un insieme che riflette sulla relazione tra individualità e collettività.
Fondazione Arnaldo Pomodoro e Fondazione ICA Milano presentano Dancing at the Edge of the World, mostra collettiva che riunisce i cinque artisti finalisti dell’VIII edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng e Luana Vitra. La mostra, in programma dal 17 aprile al 10 luglio, segna un momento centrale del percorso del Premio e offre al pubblico uno sguardo sulle più attuali direzioni della ricerca scultorea internazionale. L’esposizione, curata da Federico Giani e Chiara Nuzzi, realizza un momento di confronto e produzione in cui nuove opere, concepite appositamente per questa occasione, dialogano con lo spazio di Fondazione ICA Milano assumendolo come parte attiva del processo creativo. La scultura emerge così come campo aperto di ricerca critica, sensibile alle trasformazioni culturali, ecologiche e sociali del presente.
SE TURI FOSSE è il primo capitolo, in programma dall’11 aprile al 30 maggio, di un progetto annuale promosso dalla Fondazione Archivio Turi Simeti, concepito in avvicinamento al centenario dell’artista nel 2029. Matilde Cassani, invitata a interagire con il lavoro di Turi Simeti all’interno dello spazio che ospitava il suo studio e la sua abitazione — oggi condiviso con la galleria Martina Simeti, ha concepito una serie di oggetti, in dialogo con la pratica dell’artista. Il progetto prende forma attraverso una lettura che mette in luce una dimensione meno nota della ricerca, in cui il dialogo con lo spazio si sviluppa oltre la superficie della tela estroflessa. Accanto alla pratica pittorica emergono altri progetti e sperimentazioni che ampliano il suo linguaggio e ne rivelano ulteriori possibilità. Il dialogo con Matilde Cassani si sviluppa a partire da questa apertura, proponendo un percorso nello spazio domestico volto a far emergere aspetti meno noti del pensiero dell’artista, insieme a una dimensione più personale e privata legata allo spazio stesso in cui Simeti trascorse oltre trent’anni insieme all’artista brasiliana Essila Burello Paraiso.
Fino al 20 giugno la mostra Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987 investiga la presenza di Andy Warhol nella Penisola tra gli anni ’70 e ’80. Dopo un primo soggiorno italiano del 1956 alla scoperta dell’antichità classica e del Rinascimento, dal 1975 Warhol ritorna più volte in Italia per collaborazioni e progetti che oggi sarebbero definiti site-specific. Gli scambi con i galleristi-committenti Alexander Iolas a Milano, Lucio Amelio a Napoli e Luciano Anselmino tra Torino, Milano e Ferrara, emblematizzano i 3 assi compositivi della mostra, per cristallizzarsi nell’allestimento delle opere apicali realizzate per il mercato italiano. La serie The Last Supper, tema inaugurale di questa Galleria nel 1987; il ciclo Vesuvius nel contesto del progetto Terrae Motus maturato sull’onda emotiva del terremoto dell’Irpinia; l’edizione di Ladies and Gentlemen coi ritratti queer del 1975-’76 descrivono, insieme a materiale documentario e fotografico, un eterogeneo e polifonico omaggio all’Italia, in dialogo con una selezione di opere – cronologicamente contigua – dalle Collezioni Crédit Agricole Italia.
Ispirata a una poesia del rinomato scrittore uzbeko Hamid Olimjon, la mostra When Apricots Blossom riflette sui temi della speranza, del rinnovamento e della resilienza attraverso le opere di 12 designer internazionali, tra cui Bethan Laura Wood, Bobir Klichev, Didi NG Wing Yin, Fernando Laposse, Marcin Rusak, Nifemi Marcus-Bello, Sanne Visser e Sevara Haydarova Donazzan, insieme agli studi di design Glithero, Studio CoPain e Raw-Edges. Attraverso le loro installazioni, nuove opere di design commissionate per l’occasione e programmi pubblici, i visitatori sono invitati a scoprire il patrimonio culturale della regione del Mar d’Aral e del Karakalpakstan. Curata dall’architetto Kulapat Yantrasast, l’esposizione si snoda come un viaggio attraverso tre elementi essenziali della vita quotidiana nella regione: il tessile, il cibo e l’abitare. Completa il percorso un film appositamente commissionato, Where The Water Ends, del regista Manuel Correa e dell’architetto Marina Otero Verzier.
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