Per il Detroit Institute of Arts (DIA) nell’ultimo anno si sono mobilitati in tanti, istituzioni e privati cittadini consapevoli che smantellare uno dei più importanti musei degli Stati Uniti per “risanare” le casse della città (una goccia nel mare dei 19 miliardi di debito) non sarebbe di certo stata una mossa intelligente, ma avrebbe gettato ancora di più la città del Michigan nel vuoto cosmico del suo abbandono.
Ora, nella lunga fila dei donatori si aggiungono tre colossi locali: Ford, General Motors e Chrysler, che hanno contribuito rispettivamente con dieci milioni di dollari, le prime due aziende, e sei milioni la terza, per proteggere la collezione d’arte e sostenere i fondi pensione nel fallimento della città.
DIA, inoltre, è anche in trattative con la compagnia di assicurazione Blue Cross Blue Shield e con la Getty Foundation di Los Angeles, che potrebbero essere altri potenziali “aiutanti”.
Il museo così oggi si avvicina di oltre un quarto al suo obiettivo di 100 milioni di dollari, che entro i prossimi 20 anni dovrà contribuire per il “Grand Bargain”, per sostenere i fondi pensione di Detroit, evitando la vendita delle opere. «È entusiasmante vedere le grandi organizzazioni della Ford Motor Company, General Motors, Chrysler Group, e il Detroit Institute of Arte, radunarsi insieme per aiutare i pensionati in città e contribuire al percorso di rivitalizzazione di Detroit», ha detto il governatore del Michigan Rick Snyder. «Voglio applaudire tutte le organizzazioni per i loro generosi contributi e sono grato che tante imprese della zona stiano unendosi insieme verso il nostro obiettivo di una nuova Detroit, forte e sana». Un capitolo della storia culturale americana ancora tutto da scrivere, ma che per ora mantiene buone promesse, dopo le crepe passate. E su cui bisognerà “studiare” anche per prepararsi al futuro.