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I fiori di Jeff Koons rifiutati dai francesi. Arriva la risposta della società di produzione

di - 30 Gennaio 2018
La settimana scorsa, Jeff Koons ha ricevuto una lettera firmata dai maggiori intellettuali francesi, come Christian Boltanski, Nicolas Bourriaud, Jean-Luc Moulène, Olivier Assayas ed Émilie Cariou. E non era d’amore. Vi si afferma che il grande Bouquet of Tulips, un omaggio dell’artista dedicato alle vittime degli attentati parigini del novembre 2015 e da installare nei pressi del Palais de Tokyo, non si dovrebbe fare, per una serie di motivi che vanno dal costo dell’operazione all’ingombro visivo ai danni della Tour Eiffel.
Ma da uno spasimante respinto con veemenza, è lecito attendersi una reazione. Che per il momento non è avvenuta. Koons non ha ancora replicato ma, al suo posto, è intervenuta la Noirmont art production, società francese che si occupa della produzione e dell’installazione di opere d’arte ambientale e che ha già lavorato per progetti di artisti del calibro di Loris Greaud, Sheila Hicks, Yto Barrada, Keith Haring e Shirin Neshat. Avrebbero dovuto occuparsi anche della realizzazione dei tulipani e, dal tono della lettera, possiamo immaginare che saranno rimasti piuttosto piccati dalla reazione poco accomodante dei connazionali.
Prima di tutto, viene fatta chiarezza sulla successione cronologica degli eventi. Koons sarebbe stato inviato a considerare l’idea di un progetto per commemorare le vittime degli attentati dall’ambasciatrice statunitense Jane Hartley: «Con grande affetto per la Francia e commosso dai tragici eventi, l’artista ha immediatamente accettato e immaginato una nuova opera. Un lavoro monumentale, unico, Bouquet of Tulips, immaginato non come un memoriale ma come messaggio di speranza da consegnare alle generazioni future», si legge nel testo. Viene affrontato anche il tema spinoso della scelta del luogo, altro punto contestato: «La scelta del Palais de Tokyo è il risultato di una lunga riflessione, che va dalla primavera all’autunno 2016. La Statua della Libertà fu installata all’ingresso del porto di New York, vicino a Ellis Island, che rapprensentava la prota del Nuovo Mondo per gli immigrati del XIX Secolo. Così, il luogo di Bouquet of Tulips doveva essere significativo, portatore di valori culturali e umani, non solo ufficiali e politici». Si specifica come Koons abbia calcolato le dimensioni dell’opera, 12 metri di altezze e 35 tonnellate di peso, proprio per «rispettare le proporzioni dell’architettura circostante», ottenendo anche l’approvazione degli uffici di architettura del Comune di Parigi.
Infine, viene ribaltato anche l’argomento dei costi dell’operazione che, secondo la frangia contestatrice, sarebbero stati, in parte, a carico del pubblico: «Nel 2016 è stata lanciata una campagna di fundraising, chiusa nell’estate del 2017, arrivando a coprire tutte le spese: la realizzazione e l’installazione dell’opera, grazie alle donazioni, i lavori di consolidamento delle strutture preesistenti (I sotterranei del Palais de Tokyo), patrocinati da un gruppo di industriali». Sulla questione economica si ritorna per il colpo di grazia: «Koons ha proposto di devolvere in beneficenza ai familiari delle vittime, tutti i proventi del copyright dell’opera».
Ma il testo si chiude con un segnale di apertura, per arrivare a più miti consigli: «Concepito come un gesto di amicizia e unione, Bouquet of Tulips non può diventare un simbolo di discordia!».

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