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Il 2018 alla Fondazione Merz, tra giovani promesse e storia dell’arte. E un salto a Palermo

di - 23 Febbraio 2018
Come sarà il 2018 della Fondazione Merz? All’insegna delle energie più vivaci, con le mostre di due tra i giovani artisti considerati più promettenti. Mantenendo però uno sguardo sulla propria storia.
Si parte il 6 marzo, con la prima, grande personale in un’istituzione museale di Fatma Bucack, nata ad Alessandretta, in Turchia, nel 1984, di estrazione curda, laureata in Filosofia e formatasi tra l’Accademia Albertina di Torino e il Royal College di Londra. In Italia già abbiamo visto alcuni suoi lavori, molto concettuali, alla Fondazione Fotografia di Modena e al Castello di Rivoli. “So as to find the strength so see” è la mostra, a cura di Lisa Parola e Maria Centonze, promossa dalla Fondazione Merz e dalla Fondazione Sardi per l’Arte, che ci offrirà un panorama complessivo della sua ricerca, incentrata su temi di stringente attualità, come i movimenti migratori, le rivendicazioni delle minoranze etniche e politiche, i meccanismi di potere, analizzati in opere dalla linea raffinata ma incisiva, tra fotografie, video, performance installazioni e ambienti sonori.
Il 6 giugno invece, sarà la volta di “Una domenica lunghissima dura approssimativamente dal 1966 e ora siamo al 1976…”, quinto progetto espositivo che la Fondazione Merz dedica al suo omonimo capostipite. La mostra sarà occasione di esplorare il clima culturale e sociale di quel leggendario ’68, attraverso una selezione di disegni, schizzi e appunti realizzati da Mario Merz tra il 1966 e il 1976. Ricordiamo anche che il 25 ottobre, il maestro dell’Arte Povera sarà tra i protagonisti all’Hangar Bicocca, per una mostra dedicata ai suoi iconici Igloo, a cura di Vicente Todolì.
Il 29 ottobre potremo vedere le opere di un’altra giovane promessa dell’arte contemporanea, ovvero, Petrit Halilaj, che è stato il vincitore della seconda edizione del Mario Merz Prize. Nato a Kostërrc, nel Kosovo, nel 1986, la sua infanzia è stata segnata dalla guerra e dallo sradicamento, temi sui quali riflettono le grandi installazioni site specific, appositamente sviluppate per la mostra di Torino, a cura di Leonardo Bigazzi. Anche Halilaj si è formato in Italia e, dopo aver completato gli studi alla Accademia di Belle Arti di Brera, attualmente lavora tra la Germania e il nostro Paese. Nel 2013, alla Biennale di Venezia, ha rappresentato il Kosovo, che si è proclamato indipendente dalla Serbia nel 2008 ma non è ancora ufficialmente riconosciuto. Nel 2015 si è tenuta una sua personale all’Hangar Bicocca e, tra gli altri progetti, ha dato impulso alla Fondazione Hajde!, per sostenere giovani artisti kosovari.
Infine, dopo il progetto dell’egiziano Wael Shawky, vincitore della prima edizione del Mario Merz Prize, a Palazzo Branciforte, la presentazione dell’opera Pittore in Africa, di Mario Merz, all’interno del Museo Archeologico Regionale Antonio Salina, e il Festival delle Letterature Migranti, continuerà anche nel 2018 la collaborazione con Palermo, nell’ambito delle attività promosse con il progetto Punte brillanti di lance, in concomitanza con Manifesta.

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