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Il Comune di Milano dà lo sfratto alla Fabbrica del Vapore. Ecco cosa sta succedendo in via Procaccini, a pochi mesi dalle elezioni

di - 11 Febbraio 2016
Chi arriverà a governare Milano avrà un bell’impegno nei confronti della cultura. O almeno speriamo che qualcuno si prenda a cuore una situazione che non getta una buona luce sulla città dell’Expo e di una tanto sbandierata attenzione creativa. Che succede?
Succede che a fine mese, il 28 febbraio, scadranno le concessioni temporanee degli spazi all’interno della Fabbrica del Vapore e l’Amministrazione ha comunicato a tutti i soggetti che lavorano nella struttura che dovranno lasciare i locali.
L’allarme lo lancia Ranuccio Sodi, Presidente dell’Associazione Culturale FdVLab, congiuntamente a diversi enti che tutti ben conosciamo: Associazione Culturale Italiana Amici Cinema d’ESSAI (AIACE), Associazione Culturale AIEP, Accademia del Gioco Dimenticato, CAREOF, DAGAD, Ilfischio.doc, il Progetto Residenze per Artisti di Fabbrica del Vapore, MACCHINAZIONI TEATRALI, Associazione Culturale PROCESS, ONEOFF-Industreal, RAM, SHOW BIZ e STUDIO AZZURRO. Tutti, insomma, messi in mezzo a una strada se le cose non cambieranno a breve.
“I Laboratori della Fabbrica del Vapore producono un fatturato di 3 milioni di euro e le associazioni residenti all’interno del complesso fanno vivere la struttura esclusivamente con il proprio impegno e le proprie risorse, anche se completamente abbandonate dalla Pubblica Amministrazione”, si legge nella nota.
E infatti, come ben sappiamo, tra mostre, spettacoli, concerti, workshop, festival, rassegne, apertura al pubblico di archivi e chi più ne ha più ne metta, FdV non è di certo un posto che sta con le mani in mano, ma offre a Milano un vero e proprio programma culturale. Mai valorizzato pienamente.
Piovono così una serie di domande: perché non è mai costituito un ente gestore? Perché non si sono stanziati budget significativi quando le associazioni sborsano, nel complesso, 200mila euro all’anno per usufruire degli spazi? Perché non si è avviato un progetto pluriennale? Perché non c’è mai stato un confronto reale, propositivo, progettuale, tra la Pubblica Amministrazione e i residenti?
“La politica ha privilegiato negli anni la quotidianità e altre forme di visibilità immediata, senza riuscire a percepire la potenzialità assolutamente innovativa di un centro di produzione artistica e culturale di questa portata: nonostante l’Associazione che riunisce i laboratori (FdVLab) abbia cercato in diverse occasioni di proporre una vision sul futuro della struttura, non si è mai ottenuto un riscontro concreto”, spiegano dalla Fabbrica. E non ci vanno per il sottile, citando anche le mostre della Cattedrale, legate da nessun filo logico, ma solo dalle occasioni di incasso della PA: Anish Kapoor, Body Word, Van Gogh o i mondiali di calcio, per dirne alcune.
Il risultato, come spesso è stato notato anche agli occhi degli addetti ai lavori, è stato quello di un bellissimo progetto (e spazio) che – nonostante tutto – non ha mai avuto una riconoscibilità forte, problema che per certi versi ha anche scoraggiato la frequentazione del pubblico.
E ora? E ora siamo un po’ al punto zero: mancano pochi mesi alle elezioni del nuovo sindaco e la possibilità di disperdere tutto è altissima, quasi fosse una sorta di strategia calcolata per fare della Fabbrica del Vapore qualcosa di diverso. Ma cosa?
Perché non assicurare la vita a una vera factory, fiore all’occhiello per la Municipalità e per quella città aperta, civile e sperimentale che tanto si invoca? Continueremo a raccontarvi le evoluzioni di questo strano inghippo, se così si può definire.

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  • Belle le mostre (occasioni di incasso)....Ma le eccellenze alla fabbrica del Vapore non sono tanto eccellenze...un pò più dei ragazzi di Macao.Sorry.

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