Un teatro dal “Corpo Feroce”, dove viene messo in scena un «movimento narrativo partendo da una riflessione sul corpo inteso come luogo sacro, a cui viene affidata tutta la responsabilità di raccontare, di tenere in vita il senso della ricerca artistica, l’ensemble di teatro fisico si propone di creare un immaginario “altro”, a partire dal corpo e dal vuoto, in cui attori e danzatori sono creatori ed interpreti». Ed è seguendo queste parole di Michela Lucenti, della Fondazione Teatro Due di Parma, che da domani al Teatro Elfo di Milano si mette in scena il primo dei quattro “racconti” che trasporranno sul palco corpo e drammaturgia fisica.
Creata nel 2003 dalla stessa Lucenti, con lo scopo di approfondire l’idea di un teatro totale, la compagnia Balletto Civile, crea spettacoli, come nel caso della prima rappresentazione “Woyzeck-ricavato dal vuoto” di Buchner, dove anche i testi vengono rielaborati per scandire un processo di rappresentazione visionario e poetico, dove il corpo è una sorta di tela in cui danza, parole, azioni, gestualità sono elementi con i quali scavare, indagare e spogliare la rappresentazione.
Il secondo spettacolo in programma, dal 7 giugno, “Il Sacro della primavera”, ispirato alla “Sagra di Primavera” di Stravinskij, è una metafora del nostro tempo, di una generazione che attende obbligata allo stallo, osservata, spiata, pesata e impossibilitata a fare da sola. E in questo caso sono anche i suoni a comporre una scena in cui un irriverente dj set si mischia a dissacrare l’originale partitura su una serie di corpi che si incastrano per restare in piedi, aggrappati gli uni agli altri in una serie di atti di “sostegno”, urgenza, compassione.
“Col sole in fronte”, terzo spettacolo, si mette sul palco la vita di un giovane, simpatico e violento rampollo di una famiglia di industriali, mischiando deliri e ricordi del passato, pulsioni oscure, aggressività e ironia, mentre “L’amore Segreto di Ofelia” ricostruisce la storia d’amore tra Ofelia e Amleto in un dramma epistolare mai rappresentato in Italia prima. 39 lettere, brevi monologhi che, come in un inesorabile conto alla rovescia, esplorano i meandri della relazione fra i due personaggi, con un linguaggio che spazia dal desiderio alla premonizione della tragedia. Ancora una volta, il teatro d’arte contemporanea di Milano, mette in scena una programmazione che getta una luce possibile sull’interpretazione del nostro tempo, in una miscellanea di stili dove la performatività è l’elemento fondante, ma non esclusivo, dell’universo visuale.