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Il direttore delle Serpentine Galleries si dimette, per uno scandalo sul cyberspionaggio

di - 19 Giugno 2019
Il direttore delle Serpentine Galleries di Londra, Yana Peel, ha presentato le dimissioni in seguito alla notizia, riportata da un’inchiesta del Guardian, riguardante il suo legame con la NSO, una società israeliana specializzata in armi informatiche, in particolare, software di spionaggio usati da regimi dispotici. Peel ha specificato che la scelta di dimettersi è dovuta alla recente acquisizione della società israeliana da parte di Novalpina Capital LLC, un fondo di gestione di investimenti, tra i cui membri risulta anche suo marito, Stephen Peel.
«Il lavoro della Serpentine – e del suo incomparabile direttore artistico (Hans Ulrich Obrist, ndr) – non può essere messo a repentaglio dagli attacchi personali su di me e sulla mia famiglia», ha dichiarato Peel in un comunicato, aggiungendo che la notizia si basa su fonti inesatte che saranno citate in giudizio. Gli avvocati di Peel hanno infatti dichiarato che la famiglia non ha alcun coinvolgimento nelle operazioni e nelle decisioni di investimento di Novalpina.
Si chiude così un rapporto di ormai 15 anni, tra Peel e la potente galleria di Kensington Garden, famosa anche per le commissioni del Serpentine Pavillion, tradizionale appuntamento dell’estate dell’arte londinese che, quest’anno, è stato affidato all’architetto giapponese Junya Ishigami, che presenterà il suo progetto il 21 giugno e che in passato ha visto avvicendarsi nomi come Rem Koolhaas, Olafur Eliasson, Peter Zumthor, Herzog & de Meuron.
«Il mondo dell’arte è interessato alla libertà di espressione. Ma non quando diventa bullismo e intimidazione. Accolgo con favore il dibattito e la discussione ma dovrebbero essere costruttivi, giusti e concreti, non basati su attacchi personali», ha continuato Peel. «Da quando ha assunto il suo ruolo, Yana ha svolto un lavoro esemplare nel promuovere la mission, la visibilità e la posizione finanziaria della Serpentine, incrementando il supporto e le donazioni, supervisionando mostre innovative e ampliando il programma anno dopo anno», scrivono dalla Serpentine.
In effetti, non è la prima volta che Serpentine si trova al centro di una discussione dai temi sociali ed etici. Due sono infatti le sedi della galleria in Hyde Park, distanti pochi metri l’una dall’altra: la Serpentine Gallery e la Serpentine Sackler Gallery. Sì, ancora i Sackler, la famiglia che gestisce Purdue Pharma, la casa farmaceutica finita al centro del ciclone nell’ambito della crisi degli oppiacei e già bersaglio di diverse azioni di protesta nel mondo dell’arte contemporanea, come quelle portate avanti da Nan Goldin.
Ma ad alzare la voce contro il legame – soprattutto finanziario – tra Serpentine e Purdue Pharma è stata anche Hito Steyerl, in occasione della presentazione di una sua mostra proprio alla Serpentine Sackler Gallery, in aprile. Sempre Steyerl ha dichiarato al New York Times di aver ritirato un’opera d’arte digitale dal sito web della Serpentine, in risposta alle recenti notizie su Peel. «Sono molto contenta che le Serpentine Galleries abbiano creato un precedente importante reagendo rapidamente, in modo da rispettare i loro valori etici dichiarati», ha commentato Steyerl, la cui ricerca è specificamente incentrata sugli aspetti più controversi delle nuove tecnologie.
Secondo il Financial Times, gli spyware di NSO sono usati dai regimi totalitari, come quello dell’Arabia Saudita, per spiare i dissidenti politici. Non è della stessa opinione, ovviamente, Stephen Peel, che ha difeso il software spiegando il suo ruolo nel prevenire gli attacchi di terrorismo. Insomma, a quanto pare si tratta del bivio tra privacy e sicurezza, un dualismo sperimentato quotidianamente, soprattutto nell’esperienza del web, ma che è ancora lontano dall’essere risolto.

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