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Il fondo Franco Bottino è la prima acquisizione degli Archivi Fotografici di Fiera Milano

di - 19 Gennaio 2019
L’Archivio di Franco Bottino è la prima, importante acquisizione nell’ambito di Prospettiva. Archivi fotografici di Fondazione Fiera Milano, ambizioso progetto voluto da Fondazione Fiera Milano insieme ad AFIP International-Associazione Italiana Fotografi Professionisti e alla Triennale di Milano. Il fondo comprende circa 1 milione di scatti, dagli anni’50 agli anni ’90.
Alla fine degli anni ’50, Franco Bottino si trasferì da Torino a Milano, dove lavorò con l’editoria e nella pubblicità. Tra gli anni 60’e 70’, il fotografo incominciò a specializzarsi nei ritratti e nel beauty e collaborò con diverse testate femminili. Il successo fu immediato, le sue fotografie conquistarono note agenzie di pubblicità e aziende di cosmetici e, in poco tempo, Bottini riuscì ad affermarsi nell’ambito della moda e del fashion, per eleganza, glamour, valori di pittoricità e capacità di personalizzare immagini mai convenzionali.
Il progetto degli Archivi fotografici è realizzato con la collaborazione tecnica di Promemoria Group, promotore del catalogo della mostra e anche del nuovo sito dell’Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano, creato per conservare, valorizzare e tutelare un patrimonio culturale di immagini che raccontano la nostra storia, fruibile attraverso una piattaforma smart online e con un calendario di appuntamenti espositivi e culturali aperti al pubblico, consigliati a tutti. Soprattutto agli studenti interessati di fotografia e alle tecniche di documentazione.
Le attività di Archivi fotografici sono coordinate da un Comitato di Gestione e da un Advisory Board, composto da Giovanni Gorno Tempini, Stefano Baia Curioni, per fondazione fiera Milano, Giovanni Gastel e Massimo Vitta Zelman per AFIP, Clarice Pecori Giraldi e Francesco Zanot per la Triennale.
Vi consigliamo di visitare la mostra “Prospettiva. Viaggio negli Archivi di Fondazione Fiera Milano”, che chiuderà il 20 gennaio, alla Triennale. Un’esperienza unica, in un cantiere culturale aperto a curiosi di ogni età, professione e provenienza. Perché le fotografie esposte documentano l’identità della nostra società, l’evoluzione del gusto e dei costumi, con immagini sempre contemporanee, mai didattiche o retoriche ma trasudanti di vissuti e di tracce del tempo, altrimenti, inconoscibili. (Jacqueline Ceresoli)

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