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Il frutto della ricerca. A Specchia, Palazzo Coluccia apre i suoi nuovi spazi a sei artisti

di - 14 Luglio 2018
Sono sei gli artisti invitati da Donato Viglione e Arianna Beretta che, da luglio a settembre 2018, abiteranno, con il loro lavoro, i nuovi spazi di Palazzo Coluccia, a Specchia, oggi bed & breakfast Donna Bianca e, un tempo, struttura dedita alla produzione agricola. Da domenica, 15 luglio, Luca Coclite, Chantal Criniti, Federica Francesconi, Debora Garritani, Emanuele Puzziello e Fabrizio Segaricci, esporranno in queste sale suggestive e cariche di storia i risultati della loro ultima produzione, spaziando dalla pittura alla fotografia, dalla performance al video, aprendo uno sguardo sul panorama della giovane arte italiana. Le mostre si inseriscono nell’ambito di Nagla-contemporary arts farm, progetto nato nel 2017 con l’obiettivo di dare vita alle sale che, un tempo, erano fulcro di una grande azienda agricola. Come i lavoratori della terra animavano gli ambienti del tabacchificio, del frantoio, del granaio, così ora sei artisti portano su quelle stesse pareti il raccolto della loro ricerca.
Nella ex Rimessa del trattore, Coclite presenta la videoinstallazione Superflora, monospecifico mediterraneo, a cura di Laura Perrone, che riflette sugli elementi naturali e artificiali del contemporaneo e sugli aspetti sociopolitici di una botanica immaginaria. Nella ex Casa del Fattore troveremo “Essenzialità domestica”, personale di Criniti, mentre il 15 luglio, alle 20, nella sala che dà sull’agrumeto, Francesconi realizzerà Tomba del mio meglio, una performance olfattiva e visiva. Garritani presenta i risultati della sua nuova ricerca con la mostra “Nihil sub sole novum” che parte una riflessione sul tema della Vanitas, negli spazi dell’ex granaio. Nella sala di ingresso dell’ex stabilimento agricolo destinata all’essicazione del tabacco e alla produzione olearia, Puzziello porta i suoi Imaginary boys, strane presenze dalle fattezze di adolescenti e bambini, impegnati in misteriosi dialoghi muti. Segaricci trasforma la grande sala dell’ex deposito agricolo oscurandola e allestendo una serie di light box e una grande installazione video, per “Una illusione necessaria”, un progetto che nasce in seguito al ritrovamento di alcune pellicole da 16 mm datate 1968, vecchi filmati diffusi dal PCI.

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