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Il “Mois de la photo” di Parigi, anzi di una “Grand Paris” che conta quasi cento mostre che guardano all’ambiente e alle contraddizioni sociali

di - 9 Aprile 2017
É stato lanciato l’appuntamento con il più che trentennale Mois de la Photo du Grand Paris che conta 96 mostre dislocate in 32 città, lungo i tre week-end di aprile con un unico denominatore: il catalogo dell’evento. Cosa propone questa edizione? Il Mois de la photo non si svolge più solo nella Capitale francese ma oltrepassa le porte per incanalarsi nelle gallerie pubbliche e private, nei cinema e nelle istituzioni della periferia. Non è più a novembre, in concomitanza con Paris Photo, ma ad aprile, erigendosi così ad unico grande protagonista di questa primavera francese.
Come è organizzato? Intorno a tre grandi ed intensi fine settimana che equivalgono a tre grandi percorsi accessibili anche grazie a delle navette che facilitano gli spostamenti e a brevi guide con dettagli e cartine, il tutto gratuitamente.
Da dove parte il progetto? Con la direzione artistica di François Hébel, il lancio dell’evento ha avuto luogo presso les Magasins Généraux, spazio che ospita inoltre il grande progetto fotografico “Les Grands Parisiens”. Quest’ultimo è una grande piattaforma in continua crescita che si avvale di collaborazioni diverse, il cui tema è la comunità della periferia parigina ovvero 11 milioni di individui detti grands parisiens appunto, abitanti di un nuovo territorio denominato Grand Paris. Qui ai Magasins Généraux, si crea, si espone, ed è qui che i visitatori diventano protagonisti, portando a casa anche una loro foto in grande formato. Uno sguardo intimista, variegato e coloratissimo che fa eco al lavoro qui esposto della fotografa francese Françoise Huguier.
Ma cosa c’è da vedere in giro? “Les ateliers Médicis” a Clichy-sous-bois/Montfermeil accolgono una decina di progetti, tra cui Etalements dell’italiana Patrizia Di Fiore. La Thaddaeus Ropac propone, fino al 13 maggio, la serie Walking Around del fotografo americano Jack Pierson, che ci parla di viaggi, di tramonti e di spazi oceanici, tutti firmati Usa. E visto che ci siete, vale la pena attraversare il giardino per vedere gli splendidi oli ed acquerelli di Georg Baselitz, fino al primo luglio.
Nella Capitale, presso la galleria 247, troviamo il mirabile progetto fotografico “Revenir sur nos pas – Fukushima no go zone” del duo Carlos Ayesta e Guillaume Bression. Un viaggio nella no man’s land, quella colpita dallo tsunami e dalla catastrofe nucleare il marzo 2011. Risultato? Sei serie fotografiche che svelano la natura ma anche ciò che resta della vita privata, sociale e professionale della popolazione di città come Odaka, ad una quindicina di chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Un reportage documentario sì, ma pieno di poesia e di umanità.
Vale la pena di fare un salto all’Istituto italiano di cultura di Parigi che accoglie, fino al 5 maggio, “Eurotunnel” una mostra sul tema dei rifugiati di Nicolò Degiorgis, che ha vinto nel 2014 il prix du livre “Paris Photo – Fondation Aperture” con Hidden Islam (edizioni Rorhof), ed insegna fotografia all’università di Bolzano. Ma questo è solo un assaggio, infatti durante il mese di aprile apriranno mostre come quella dedicata a Walker Evans al Centre Pompidou, o Takashi Arai presso la galleria Camera Obscura sul tema della catastrofe nucleare tra Nagasaki e Fukushima. Ma anche la Fondation Cartier pour l’art contemporain con “Autophoto” dal 1900 ai nostri giorni esplora la relazione tra fotografia ed automobile con oltre 500 opere e 100 fotografi. Uno sguardo sulla fotografia emergente? Presso il Goethe Institut di Parigi con 18 studenti di arti visive del corso di Andreas Gursky, o il Salon di Montrouge che accoglie una sezione di pratiche fotografiche emergenti. Gli altri eventi li potrete scoprire su moisdelaphotodugrandparis. (livia de leoni)

Sopra: Retrace our steps © Ayesta-Bression

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