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Il Museo Cascella di Pescara riparte dal laboratorio. Ce ne parla il curatore Mariano Cipollini

di - 10 Marzo 2019
Dal 10 marzo, nuova apertura del Museo Cascella di Pescara, già stabilimento cromolitografico fondato nel 1895 nonché dimora della straordinaria dinastia di artisti che fino al 1966 vi hanno operato. L’edificio, donato al Comune pescarese nel 1966 per volontà del figlio Tommaso, è diventato Museo Civico nel 1975 e testimonia, con circa 600 opere, la grandezza artistica del capostipite e dei suoi discendenti.
Il nuovo percorso espositivo, voluto dalla Fondazione Genti d’Abruzzo che ne ha preso in gestione la struttura dal Comune di Pescara, è stato ideato e realizzato dal curatore Mariano Cipollini, al quale chiediamo quali sono stati i criteri ispiratori: ‹‹Il Museo richiedeva una rinnovazione narrativa dell’intero percorso espositivo, ho deciso così di attuare una riconfigurazione accennata dell’antico laboratorio cromolitografico e ceramico, evidenziando la vocazione originaria e formativa dei Cascella. In tal modo si è semplificata la lettura sia delle opere esposte che del percorso artistico dei singoli esponenti. Ricordare l’originaria atmosfera dell’edificio di ‘casa-laboratorio’ ha predisposto gli spazi ad accogliere le differenti personalità dei vari artisti che da circa 120 anni seguitano a imporsi nel mondo dell’arte raggiungendo traguardi di primo piano nel panorama nazionale e internazionale.
Nelle botteghe d’arte rinascimentali, più generazioni di una stessa famiglia perseveravano nell’operare all’insegna della continuità e della tradizione. In questo caso invece i discendenti di Basilio pur partendo da un’unica salda radice formativa hanno intrapreso strade diverse sia per disciplina sia per contenuto. Questa particolarità li ha resi più unici che rari rinsaldando da un lato i valori fondanti della bottega, rinnovandone di volta in volta la tradizione, dall’altra li ha resi singolarmente identificabili giacché esponenti di punta dei più importanti movimenti artistici a cavallo del millennio››.
Procedendo nel percorso, si confluisce in un’ampia sala dal sapore celebrativo in cui i lavori più importanti della collezione entrano in relazione tra loro. A tal proposito, rileva il curatore Cipollini: ‹‹Il bagno della pastora (1900), indiscusso capolavoro pittorico di Basilio, accostandosi alla scultura di Andrea Ipotesi (1989) sovverte i parametri cognitivi, la carne diventa scultura e la superficie marmorea diviene epidermide. Così come le grandi tele di Tommaso legate al territorio abruzzese si relazionano con il Cavaliere Nero (Andrea, Gran Premio Biennale di Venezia 1964).
La potenza espressiva dal primitivismo pittorico delle tre tele fa da controcanto rafforzando i contenuti dinamico-plastici dell’astrattismo europeo che la composizione marmorea evidenzia. Una triangolazione continua di citazioni relazionali, una circolarità identificativa trasmigrabile. Fattori che consentono di comprendere quanto il forte insegnamento formativo del capostipite abbia forgiato una dinastia pronta a operare tra il pensiero originale di appartenenza e la libertaria vena dell’espressione››.
Il nuovo allestimento, dunque, oltre che essere un’esperienza estetica-evocativa, consentendoci di avere ampi piani di lettura, collega le esperienze culturali europee a una famiglia che dal XIX secolo non si è risparmiata e continua ancora oggi a ricercare nuove vie alternative per raccontare l’Uomo e il suo bisogno di segnare il suo tempo. (Letizia Lizza)

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