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Il Padiglione del Brasile alla 58ma Biennale di Venezia danzerà al ritmo delle periferie

di - 14 Marzo 2019
Con l’avvicinarsi dell’11 maggio, continua il nostro approfondimento sui progetti che i vari Paesi proporranno alla 58ma Biennale di Venezia. Oggi è la volta del Brasile, che vedrà come curatore del proprio padiglione Gabriel Perez-Barreiro, che si era già occupato della 33ma Biennale di San Paolo. Nominato dalla Fundação Bienal de São Paulo, dal Ministero della Cultura e dal Ministero degli Affari Esteri del Brasile – come avevamo anticipato qualche mese fa – Perez-Barreiro ha chiamato a rappresentare il Paese il duo artistico formato da Bárbara Wagner e Benjamin de Burca, le cui ricerche sono incentrate sull’uso di immagini in movimento e film.
In collaborazione dal 2011, in passato i due artisti hanno partecipato alla Biennale di San Paolo, nel 2016, e al Festival del Cinema di Berlino, nel 2017 e nel 2018, e in questo 2019 terranno due personali presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Museo Tamayo di Città del Messico. Per interpretare il tema proposto da Ralph Rugoff, curatore di questa Biennale dal titolo “May you live in interesting times”, i due artisti hanno realizzato un film che tenta di indagare la complessa realtà brasiliana con sguardo critico e senza stereotipi, concentrandosi soprattutto sul modo in cui la cultura popolare assorbe immagini e fenomeni dal quotidiano e dai mass media.
A Venezia, dunque, sarà presentato Swinguerra. Le due sale del Padiglione brasiliano dialogheranno in un’unica, grande istallazione costruita intorno al film, che si presenterà come una sorta di documentario musicale. I due artisti, infatti, si sono ispirati alla swingueira, un tipo di danza praticato dai giovani della periferia di Recife e che avevano potuto osservare nel 2015, durante la creazione della loro prima opera.
Bàrbara Wagner spiega come il fenomeno, nato da un’esigenza di integrazione sociale e inizialmente quasi sconosciuto, si sarebbe poi velocemente diffuso attraverso Instagram. Per sottolineare come il film sia il risultato dell’ottima collaborazione di tutti i suoi partecipanti, l’artista aggiunge: «Gli attori che partecipano ai nostri film sono persone che conosciamo in prima persona e con cui collaboriamo per lo sviluppo della sceneggiatura del film. Nei film, di fronte alla telecamera, i personaggi che stanno interpretando sono loro stessi».
Dunque, Swinguerra mostrerà a Venezia il panorama della cultura brasiliana, tanto empatica quanto sconvolta da tensioni politiche e sociali. Per farlo, tratterà le questioni della razza, del genere e della classe, senza mezzi termini e senza banalizzarle, mostrandole all’interno dei flussi economici e culturali in cui, inevitabilmente, queste si muovono. (Lucrezia Cirri)
In alto: Bárbara Wagner & Benjamin de Burca, Swinguerra, 2019. Film still

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