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Il Padiglione Sudafrica si farà. Alla Biennale di Venezia, una triade tutta al femminile |

di - 2 Marzo 2019
Per comporre il mosaico della 58ma della Biennale di Venezia, che sarà curata da Ralph Rugoff e aprirà al pubblico dall’11 maggio al 24 novembre 2019, mancava ancora un tassello. Il Sudafrica ha finalmente annunciato gli artisti del suo Padiglione nazionale, una triade tutta al femminile, composta da Mawande Ka Zenzile, Dineo Seshee Bopape e Tracey Rose. Questo ritardo clamoroso è dovuto alle lunghe e laboriose trattative contrattuali tra il Dipartimento di Arte e Cultura sudafricano e i curatori del padiglione, Nkule Mabaso e Nomusa Makhubu, di Natal Collective.
Le cose sembravano dover volgere al peggio ed erano anche circolate voci su un clamoroso dietrofront del Ministero. Il che sarebbe stato un vero peccato, perché il Sudafrica è considerata una nazione emergente nel campo dell’arte contemporanea, come dimostrato dal successo dell’ultima Investec Cape Town Art Fair che, quest’anno, ha portato anche molte gallerie italiane. In effetti, il continente presenta diversi spunti interessanti, dei quali potremo avere una panoramica, pur parziale, proprio in Laguna, magari tracciando un filo tra gli otto padiglioni africani che, a quanto pare, daranno anche vita a progetti congiunti.
“The Stronger We Become” è il titolo del progetto curatoriale, incentrato sui temi della resilienza sociale, politica ed economica del Sudafrica nell’epoca post post-apartheid.
Mawande Ka Zenzile, nata nel 1986, è la più giovane della triade e si è già fatta conoscere per l’utilizzo di materiali organici, tra i quali sterco di vacca, nelle sue opere. Più esperta Tracey Rose, che è già alla terza partecipazione alla Biennale di Venezia, la prima volta nel 2001, nella mostra collettiva Harald Szeemann, la seconda nel 2007, nel padiglione nazionale. La sua ricerca si concentra in particolare sulla condizione femminile, espressa soprattutto attraverso performance, fotografie e installazioni. Bopape, nata a Polokwane nel 1981, ha esposto alla 12ma Biennale di Lione e al Palais de Tokyo e negli ultimi anni il suo nome è apparso in crescita costante. Nel 2017 ha vinto lo Sharjah Biennial Prize e il prestigioso Future Generation Art Prize, mentre nel 2018 ha partecipato alla 10ma Biennale di Berlino. Nelle sue installazioni multimediali, tra video e scultura, esplora le definizioni della memoria, della narrazione e della rappresentazione, indagate nelle loro derive politiche e sociali.

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