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Il paradosso delle coincidenze. Le parole di Italo Tomassoni sul caso dei De Dominicis falsi

di - 30 Novembre 2018
‹‹È una coincidenza che ha dell’assurdo. La notizia è emersa proprio mentre si stava celebrando il ventennale della sua scomparsa››. Sono le parole di è Italo Tomassoni, critico d’arte e profondo conoscitore di Gino De Dominicis e della sua opera, impegnato ieri per una lectio al Museo Riso di Palermo, dedicata proprio al grande artista, morto il 29 novembre del 1998. Associazione a delinquere, contraffazione di opere d’arte e ricettazione, sono i reati contestati a vario titolo a 23 persone, tra le quali figura anche Vittorio Sgarbi, che avrebbe autenticato diverse opere false, attribuite a Gino De Dominicis. La vicenda ruota attorno alla Fondazione Archivio Gino De Dominicis di Roma, quella presieduta da Sgarbi, e aggiunge un nuovo capitolo a una storia controversa, iniziata all’indomani della scomparsa di De Dominicis.
L’Associazione Gino De Dominicis venne costituita nei primi mesi del 1999, fondata da Italo Tomassoni, Duccio Trombadori e dalle eredi Gabriella Lazzarini e Paola Damiani, cui si aggiunsero successivamente Maurizio Calvesi, Alberto Boatto, Renato Barilli, Lucrezia De Domizio Durini, Francesco Villari e lo stesso Sgarbi. Nel 2011, la diffida di Paola Damiani a pubblicare circa sessanta opere di De Dominicis, provenienti dalla collezione di Luigi Koelliker e ritenute dei falsi, sul catalogo della mostra “Gino De Dominicis. Teoremi figurativi” presso la Ca’ d’Oro di Venezia, curata da Vittorio Sgarbi. Fu in seguito a quell’episodio che avvenne la scissione tra l’Associazione Archivio De Dominicis e la Fondazione Archivio De Dominicis. Allo stesso anno risale poi un catalogo, pubblicato da Tomassoni per Skira, con 632 opere censite e autenticate. ‹‹Riteniamo che De Dominicis abbia prodotto circa 800 opere, comunque non più di 850 e sapere che ne abbiano trovate 250 di cui non ne so nulla solleva qualche sospetto››. Nel corso delle indagini, infatti, gli inquirenti hanno rinvenuto un vero laboratorio, per la realizzazione dei falsi e l’autenticazione. ‹‹De Dominicis non era un artista particolarmente prolifico, per esempio sappiamo che Mario Schifano realizzò 3mila opere. Gino non era così produttivo, le opere non uscivano dal suo studio se non erano assolutamente perfette e comunque sempre con il contagocce››, ci ha detto Tomassoni, scosso per la vicenda.
‹‹C’è poco da commentare, solo che mi dispiace per chi è stato coinvolto suo malgrado anche se, d’altra parte, questa operazione sarà una garanzia per la tutela della memoria di un grande artista››. Per il momento, i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale hanno eseguito 4 provvedimenti di misura cautelare: 2 arresti domiciliari, emessi nei confronti del vicepresidente della Fondazione e nei confronti del principale soggetto che materialmente realizzava le opere contraffatte, e 2 divieti temporanei di esercizio dall’attività professionale, per i due principali galleristi, inseriti all’interno dell’associazione a delinquere e coinvolti nel board della Fondazione. ‹‹Per i nomi si deve chiedere agli inquirenti››, chiarisce Tomassoni.

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  • Io non credo proprio che sia una coincidenza questo sequestro avvenuto a qualche giorno alla ricorrenza del morte di Gino De Dominicis , ma un'azione massonica studiata nei minimi dettagli per gettare discredito sulla Fondazione Archivio Gino De Dominicis, che è l'unica ad operare per espressa volontà dell'artista ,mediante un testamento olografo ,sulla cui assoluta autenticità si sono espresse ben tre grafologhe. Non posso non rammentare il caso Tortora. Singoli personaggi , animati solo da motivazione economiche, assolutamente disinteressati allo studio dell'opera di Gino De Dominicis, stanno strumentalizzando ed ingannando la giustizia che aziona una macchina infernale, costretta ad operare a sua volta da prove inesistenti basate su pregiudizi attraverso un gioco degli equivoci , cui vittime risultano infine la stessa Giustizia che suo malgrado deve operare per gli interessi di pochi, contro la verità e la libertà di studio, nonché lo stesso artista il cui pensiero e la cui estetica è defraudata di importanti tasselli , filosofici ed estetici,restanto pertanto incompreso.

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