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Il più grande furto d’arte. Al Louvre, due sezioni per far luce sulle spoliazioni naziste

di - 7 Febbraio 2018
Il Louvre di Parigi ha aperto due sezioni dedicate alle opere d’arte depredate dai nazisti, per facilitare le operazioni di recupero, ancora in corso a distanza di tanti anni. 31 le opere esposte mentre nel normale percorso fruitivo ce ne sono altre 76, con didascalie che ne specificano la triste provenienza. In Francia ci sono ancora circa 2mila opere in attesa di tornare ai legittimi proprietari, incluse nel programma Musée Nationaux Récupération e ben censite sul sito del ministero della cultura francese.
Tra il 1940 e il 1945, circa 150mila opere furono saccheggiate dai nazisti in in Europa occidentale e 500mila in Europa orientale e centrale, la maggior parte per essere trasferite in Germania e Austria. Per porre rimedio, gli Alleati, già durante la Seconda Guerra Mondiale, istituirono una task force, la MFAA-Monuments, Fine Arts and Archives, un gruppo composto da 345 civili, tra professori universitari, direttori di musei e storici dell’arte, che lavoravano sul campo e riuscirono a recuperare opere come il Polittico dell’Agnello Mistico, di Jan Van Eyck, riportato nella cattedrale di San Bavone a Gand, la Madonna della Chiesa di Nostra Signora di Bruges, di Michelangelo, dove si trova tutt’ora, e il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, di Gustav Klimt, oggi nella Neue Galerie di New York.
In questo senso, si lavorò intensamente anche in Francia, quando, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, una commissione governativa recuperò più di 61mila oggetti trafugati dal territorio, di cui 45mila furono restituiti ai loro proprietari e 13mila successivamente venduti. Circa 800 dipinti finirono al Louvre e quasi 300 sono ancora lì. «Molte opere del programma erano già esposte al Louvre ma crediamo siamo il momento per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi», ha commentato un portavoce del museo.

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