Grazie alla ricerca certosina di Valeria Lupo che ha dato alle stampe una inedita monografia, “Cesare Ligini architetto”, frutto di un lungo lavoro d’archivio, si riapre il caso dell’architetto Ligini dell’EUR.
Se ne è discusso al MAXXI Base con l’intervento di grandi esperti e critici dell’architettura come Alessandra Capuano, Luigi Prestinenza, Giovanni Caudo, Romeo Lucchese. Svariati e interessanti sono stati i temi della discussione. Molti ruotavano intorno alla condizione edilizia e architettonica della Roma degli anni cinquanta e sessanta e molti i quesiti. Qual è stata l’etica professionale di Ligini durante quegli anni di eccessiva speculazione? Cosa aveva più a cuore? Il volto architettonico della città di Roma o piuttosto qualcos’altro?
Suonerà strano per quanto oggi siamo circondati da archistar da strapazzo che deturpano il paesaggio architettonico della capitale, ma Ligini teneva in stretta relazione l’architettura al contesto, gli spazi aperti e verdi. Eppure nonostante questo molti dei suoi edifici sono stati demoliti. Siamo all’Eur è il 2008 e il Velodromo viene fatto saltare con un carico di tritolo per far posto a uno sport center, facendo per altro esalare una grossa nuvola tossica a base di amianto. La storia d’Italia e dell’Eur è una storia di una “modernità” a tutti i costi. Ambigua però. E il caso di Ligini è quanto mai paradigmatico. Insieme al Velodromo se ne vanno anche le torri: insomma la cronaca di un urbicidio vero e proprio. Che non si arresta qui. Sembra infatti che il progetto presentato dalla Telecom di rifunzionalizzarle sia fallito. Attendiamo sviluppi.
Mentre la ricerca va avanti e il ricavato della vendita della collezione grafica di famiglia raccolta dal nipote Massimo Federici (opere ancora esposte nello Spazio Micro a cura di Paola Valori fino a fine luglio) sarà devoluto alla Casa di accoglienza per minori PICCOLI PASSI ONLUS. (Anna de Fazio Siciliano)