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Il Sehnsucht di Alberto Garutti per la relazione visiva, alla Fondazione Spinola Banna

di - 3 Maggio 2019
«Ciò che conta nell’arte è la misteriosità dell’evento visivo». Alberto Garutti cita Piero Manzoni per spiegare il senso del suo ultimo progetto espositivo. Sehnsucht è un’opera che alberga nel silenzio appartato dello spazio della Fondazione Spinola Banna per l’Arte. Presentata in occasione del Grand Tour Contemporaneo, un programma di mostre concepito per la 58ma edizione della Biennale d’Arte di Venezia e dedicato all’arte contemporanea italiana in sedi diffuse, ribadisce la grande stima reciproca fra la famiglia Spinola e un’esponente di spicco dell’arte pubblica italiana come Alberto Garutti, che proprio qui, quattordici anni fa, aveva inaugurato la stagione di ricerca e diffusione dei linguaggi del contemporaneo con la sezione arti visive (2005).
Sehnsucht è un concetto di ispirazione romantica, un termine che i romantici utilizzavano per descrivere un desiderio irraggiungibile, impossibile nella sua realizzazione. Le opere in mostra sono complementari e distanti: possono toccarsi solo con la mente, come amanti platonici, possono oltrepassare la parete solo idealmente o convivere nel sogno. Non possono guardarsi mai, come Orfeo e Euridice che, se solo volessero, potrebbero ricongiungersi in un istante ma ciò significherebbe annullare se stessi.
Parliamo di forme scultoree dal colore roseo, due vasi separati da un muro in cartongesso quale allegoria di un eterno presente in cui è impossibile vedere l’altro, da cui deriva il nostro essere incompleti. Da un lato, le forme prestano un prospetto morbido e levigato, dall’altro, uno scorcio spigoloso, un fiordo frastagliato, una sezione che simboleggia una separazione. L’opera conferisce valore al linguaggio degli oggetti, si fa beffe di un osservatore in cerca di un’immagine convenzionale, piuttosto lo invita a soffermarsi, a cercarla due volte, per non alimentare l’omologazione delle forme.
L’esperienza estetica del Sensucht svela un desiderio sorgivo, un’esperienza che la società contemporanea disconosce, perché offuscata da un piacere subitaneo e privo di qualsiasi ambizione futura, un’esperienza spesso solo concessa agli artisti, alle anime nobili e sensibili. Esaminando la ricerca e la visione teorica di Alberto Garutti, il Sensucht mostra delle analogie con opere come Egg, opera ideata e realizzata per lo spazio pubblico di piazza Gae Aulenti a Milano, un lavoro fondato sul concetto di relazione, ma privo di una “relazione visiva” fra le parti; nato per azzerare le distanze fra i luoghi, attiva straordinariamente la relazione auditiva.
Anche nel caso del Sensucht non vi è una linea di continuità nella “relazione visiva”: non a caso, la parete separa i due piani interrompendo la visione prospettica, il desiderio diventa medium, un luogo portato al sentimento, mostrando così una tensione tangibile in grado di bucare lo spazio, mentre l’evento visivo concerne distintamente la scultura fra tormento e mistero.
«L’opera è una metafora dell’arte stessa – esiste solo attraverso il desiderio amoroso e vano dello spettatore nel tentativo di avvicinarsi ad essa – ed anche un piccolo racconto sull’incontro, sul vuoto ambiguo e indecifrabile che separa persone e cose», chiosa l’artista, un filo immaginario che riallaccia una bramosia reciproca fra due forme insofferenti al dato sensibile, un “tu ed io” avulso da un mondo edonista e autodistruttivo.
Nel tempo in cui l’uomo affoga stordito nella superficie di un’immagine composta da milioni di pixel, Alberto Garutti propone una nuova educazione sentimentale, volgendo le sue forme verso lo spirito anziché verso natura. (Rino Terracciano)

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