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Il settimo Continente. Nicolas Bourriaud rivela il tema della prossima Biennale di Istanbul

di - 11 Dicembre 2018
Non si può essere sicuri di nulla, nemmeno delle nozioni di geografia elementare. Per esempio, quanti sono i Continenti? Quattro, cinque, sei, dipende dai punti di vista e dai modelli di riferimento, che possono essere geografici e geomorfologici ma anche storici, politici e filosofici. Secondo Nicolas Bourriaud, che curerà la 16ma edizione della Biennale di Istanbul, i Continenti sono sette. The Seventh Continent sarà il titolo programmatico e critico della prossima biennale turca, che aprirà il 14 settembre 2019 e negli anni è diventata uno degli appuntamenti imperdibili nel mondo dell’arte contemporanea.
La situazione in Turchia non è delle più tranquille e l’affaire Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso nell’ambasciata di Riad a Istanbul da agenti del suo Paese, è solo l’ultima di una lunga serie di torbide questioni che, oltretutto, sarà anche raccontata da un documentario di Sean Penn. Nonostante il clima politico, Istanbul rimane una città in fermento e continua ad assolvere al suo storico ruolo di snodo globale, come testimonia il nuovo, ambiziosissimo aeroporto che, una volta completato, sarà il più grande al mondo. Fervono i lavori anche per il Centro culturale Atatürk e per la nuova sede dell’Istanbul Museum of Modern Art, che sorgerà sulle fondamenta del vecchio museo – che in effetti era stato costruito solo 14 anni fa, proprio su impulso della Biennale – a Karaköy, sulla sponda europea del Bosforo, su progetto di Renzo Piano.
E dunque, quale sarebbe questo settimo continente? La risposta è sotto gli occhi di tutti e non è affatto tranquillizzante. Lunga 3.4 milioni di chilometri quadrati e pesante 7 milioni di tonnellate, si tratta dell’isola di immondizia che attraversa l’Oceano Pacifico, uno Stato galleggiante di plastica colorata e consumata, dai confini tenuti insieme dalle correnti marine e il cui viaggio inarrestabile testimonia drammaticamente non solo le storture di un sistema di produzione sregolato ma anche l’incastrarsi di piccole storie individuali. Oltre che sull’impatto ambientale, infatti, Bourriaud vuole porre l’attenzione sulla relativamente nuova società dell’antropocene, dove le connessioni tra gli ambiti antropici e naturali sono sempre più strette, le città si sono prima frammentate e poi riunite intorno a gruppi culturali emergenti e i flussi migratori hanno contribuito a rivalutare le idee di centralità ed egemonia.
Un tema sicuramente attuale ma anche piuttosto generico. A ben vedere, una mossa accorta, magari seguendo le orme di Elmgreen & Dragset, i curatori della quindicesima edizione, forse per evitare problemi con la censura. Altra peculiarità dell’era dell’essere umano.
In alto: foto di Muhsin Akgun

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