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Immagini da un B-movie anni ’80. Le fotografie di Robert Herman da Casa Morra a Napoli

di - 27 Febbraio 2018
Casa Morra, lo spazio immaginato da Giuseppe Morra come luogo in divenire della sua collezione, presenta i suoi prossimi appuntamenti. Si tratta di eventi che si accordano a un ruolo che Casa Morra sta rivestendo in maniera sempre più sostanziale, ovvero, quello di luogo di memoria. Giuseppe Arnesano, della Fondazione Morra, ci racconta dei punti di forza in comune tra le diverse sedi – il Museo Nitsch, l’Associazione Shimamoto e la stessa Casa Morra – che oltre a essere spazi per incontri culturali e divulgativi, pensati per incoraggiare la ricerca e l’approfondimento dell’arte contemporanea, vantano la presenza di archivi storici, ricchi ed esaustivi.
Proprio in questa ottica sono da inquadrare le iniziative presentate. La prima, è la personale del fotografo newyorkese Robert Herman, curata da Chiara Reale.
In esposizione, tutti gli scatti che Herman ha pensato per “The Yellow Truck”, oltre a diversi libri e cataloghi, grazie ai quali poter ripercorrere le tappe precedenti della carriera dello street photographer. La prima domanda da rivolgere a Herman è sulla prevalenza, in questa serie di scatti, del blu e del giallo: «Lo sfondo giallo è utilizzato al pari di altri teli che fanno da sfondo a molti ritratti fotografici. In questo caso si tratta di un colore che si presta alla celebrazione dei lavoratori e non solo dei produttori cinematografici». Urgono ulteriori spiegazioni: in America, il giallo è il colore dei sindacati. Perché si tratta di fotografie scattate durante le riprese di Vigilante, B-Movie ambientato e prodotto negli anni ‘80 a New York, le cui continue interruzioni hanno fatto sì che si verificassero condizioni ambigue tanto nei pagamenti quanto nella tutela della professionalità di tutte quelle figure necessarie alla realizzazione di un film. Celebrandole come soggetti delle fotografie, “The Yellow Truck” propone un’ulteriore possibilità per aprire gli occhi davanti a un’America che non è solo patinata, con immagini che si configurano come spiragli attraverso cui osservare la realtà. Si tratta di un risultato raggiunto grazie alla predisposizione del fotografo, che ha specificato di voler essere testimone di una situazione e di provare forte empatia con i soggetti immortalati. «Non ha la pretesa di essere la verità ma è certamente qualcosa di autentico», ha spiegato, rendendo evidente la differenza tra reporter e street photographer. Nel caso specifico, poi, la comunicazione è ancora più diretta, poiché fotografo del mondo che abita.
Parallelamente, nei prossimi mesi, Casa Morra ospiterà la rassegna curata da Mario Franco, data di partenza primo marzo e, oltre a grandi classici di autori come Federico Fellini e François Truffaut, anche film che trattano del mondo cinematografico stesso, quando la macchina da presa si guarda allo specchio. (Ambra Benvenuto)

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