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Inutile festeggiare la Liberazione, se non siamo più in grado di assumere gli stessi valori. “Il fantasma della storia” di Andrea Fogli, a Roma, lancia un messaggio

di - 21 Aprile 2016
La mattinata del prossimo 25 aprile, a Roma, sarà decisamente particolare. Non solo perché è l’anniversario della Liberazione, e dunque da una parte all’altra d’Italia si terranno celebrazioni più o meno ufficiali, ma anche perché si dà il via a un progetto che mettere proprio la Resistenza a contatto con il mondo di oggi.
Settant’anni dopo, infatti, sembriamo tutti ricordare il valore di certe azioni, ma siamo ben lungi da metterle in pratica con chi quotidianamente vive il dolore e la tragedia di una guerra, e non solo, e dunque di una fuga: profughi, migranti, popoli esclusi, bombardati.
E dunque? Dunque arriva, per ricordarci di avere un po’ di etica, visto che la morale non piace a nessuno, l’arte contemporanea, con l’intervento di Andrea Fogli e della sua mostra “Il fantasma della storia”, prima tappa della rassegna “Resistenza/1”, ideata dallo stesso artista e dall’ANPI.
Cinquantanove sculture, in difesa dei diritti dell’uomo, in terracotta, per riportare al centro di un discorso di “empatia” in aperto contrasto la distanza e l’indifferenza che contraddistingue sempre più le società occidentali, i nostri comportamenti quotidiani e forse anche la stessa arte.
“Da Auschwitz a Lampedusa, dal carcere di Via Tasso alle prigioni argentine, dall’Africa al Medio Oriente, un solo grande Fantasma della Storia è emerso dall’argilla”, scrive l’artista che oltre alle sculture metterà in scena anche un gruppo di desaparecidos di ogni tempo e Paese, e un piccolo diario in cui Fogli ha raccontato l’apparizione di ognuna di queste 59 “persone senza nome”, lo stesso numero che compone i grani di un rosario. Appuntamento al Museo della Via Ostiense presso Porta San Paolo.

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