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Klimt, Schiele e Picasso, i proibiti. Al Met Breuer, una mostra ad alto contenuto erotico

di - 3 Luglio 2018
Una targa avvisa i visitatori che alcuni disegni in mostra sono «ad alto contenuto erotico» e, se vogliamo credere alla non neutralità delle informazioni, non è chiaro se possa trattarsi di una dissuasione o di una sollecitazione. Apre oggi, 3 luglio, al Met Breuer di New York, fino al 7 ottobre, “Obsession: Nudes by Klimt, Schiele, and Picasso from the Scofield Thayer Collection”, pochi giorni dopo la presentazione della grande mostra che la Neue Galerie ha dedicato proprio ai due maestri austriaci, nell’ambito del centenario della loro morte. Il titolo della mostra al Met lascia poco all’immaginazione ma la curiosità rimane comunque alta e non solo per il tema dell’esposizione, 50 opere, tra acquerelli, disegni e stampe, in cui il nudo – almeno ai nostri sguardi contemporanei – assurge a tema spiccatamente erotico, realizzate da tre blockbuster come Gustav Klimt, Egon Schiele e Pablo Picasso. «Thayer era un fascio di contraddizioni. Un milionario vicino al partito socialista, un romantico con un debole per le prostitute e un collezionista che professava di detestare l’arte moderna e che, probabilmente, ha fatto più di chiunque altro per portare l’arte moderna negli Stati Uniti», ha spiegato ad Artnet James Dempsey, professore al Worcester Polytechnic Institute e autore di una biografia dedicata alla singolare vita di Scofield Thayer.
Thayer nacque il 12 dicembre del 1889, da una ricca famiglia del Massachusetts, studiò ad Harvard e ad Oxford, visse a Vienna tra il 1921 e il 1923. In quella che era la capitale culturale mitteleuropea, si sottopose a diverse sedute di psicoanalisi condotte dallo stesso Sigmund Freud e frequentò l’ambiente intellettuale, avendo modo di conoscere artisti, in quell’epoca, totalmente nuovi per il collezionismo americano, come appunto Schiele e Klimt. In pochi anni, riuscì a mettere insieme una collezione di circa 600 opere, prima esposte al museo di Worcester e poi, alla sua morte, nel 1982, lasciate al Metropolitan Museum of Art. Ma Thayer era anche un poeta, uno scrittore e un giornalista e, sotto la sua guida, la rivista The Dial pubblicò testi di autori come T.S. Eliot, D.H. Lawrence, Virginia Woolf ed Ezra Pound, in eleganti edizioni arricchite da riproduzioni delle opere della sua collezione. «Ma la maggior parte delle opere in mostra non è mai apparsa nel Dial, probabilmente a causa della natura talmente erotica che persino una rivista progressista come quella non avrebbe potuto permettersi di stamparle», ha aggiunto Dempsey, autore del catalogo insieme alla curatrice dell’area moderna del Met, Sabine Rewald.
Ma di chi sarà l’opera più audace? Un po’ a sorpresa, è a firma di Pablo Picasso e si tratta di La Douceur, una tela che mostra una scena incredibilmente esplicita, per di più tra una donna e un giovane in età puberale. Thayer la comprò nel 1923 ma per molto tempo è stata chiusa nei magazzini del museo di Worcester e fu addirittura rinnegata dallo stesso Picasso, che la bollò come “uno scherzo tra amici”, ma la sua autenticità sembra essere comprovata e, secondo Rewald, potrebbe riferirsi a un episodio autobiografico.
In home: Gustav Klimt, Two Studies for a Crouching Woman, (1914-15), donazione al Met da Scofield Thayer. Per gentile concessione del Metropolitan Museum of Art
In alto: Egon Schiele, Seated Woman, Back View (1917), donazione al Met da Scofield Thayer. Per gentile concessione del Metropolitan Museum of Art

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